Gran Sasso in fiamme, interrogati i piromani

L'incendio scoppiato sabato scorso a Campo Imperatore per un barbecue. Il bilancio choc in Abruzzo: in fumo 10 milioni di metri quadrati anche a ridosso della faggeta di Rigopiano
L’AQUILA. Dieci milioni di metri quadrati di vegetazione distrutta in Abruzzo, e il Gran Sasso paga il tributo maggiore: le fiamme, inarrestabili, dopo avere devastato Fonte Vetica si sono spostate a fino a lambire la faggeta di Rigopiano nel Pescarese. E’ un bilancio choc quello che emerge dal computo dei danni finora registrati per questa emergenza che sembra destinata a durare a lungo.
L’INCHIESTA. Nel tardo pomeriggio di ieri sono state interrogate come, nelle vesti di persone informate sui fatti, sei ragazzi, tutti originari della provincia di Pescara, per avviare una ricostruzione su come sono andate le cose. Si tratta di un primo gruppo di persone a fronte di una quindicina di turisti che verranno sentiti. Tra questi ci sono certamente dei possibili futuri indagati e questi interrogatori sono finalizzati proprio a distinguere i ruoli visto che ci sono anche delle persone che erano lì solo a spegnere il rogo.
Sembra che le fiamme non siano scaturite da un barbecue ma da un fuoco acceso a terra. Al momento l’inchiesta è contro ignoti e si indaga per incendio colposo. Gli interrogatori sono stati affidati per delega ai carabinieri forestali e, in particolare, al Nipaf insieme assieme ai colleghi in servizio nel territorio del Parco Gran Sasso-Laga che avevano svolto i primi accertamenti. Gli investigatori, sotto la direzione del comandante Antonio Rampini, hanno anche sequestrato l’area più o meno interessata dall’avvio del rogo e hanno prelevato tutti gli oggetti che si trovavano a terra quando c’è stata la fuga: cellulari, indumenti, borse, sacche, chiavi, etc. Le indagini sono coordinate dal pm Fabio Picuti.
CONAPO IN RIVOLTA. «Personale insufficiente, senza mezzi e sottopagato»: così il sindacato autonomo dei Vigili del Fuoco abruzzese Conapo in riferimento alla emergenza incendi, sottolineando che «nella piana di Campo Imperatore, sul Gran Sasso, l'organizzazione è da rivedere». Il segretario regionale Elio D'Annibale ha poi precisato che «rispetto all'incendio sviluppatosi a Fonte Vetica ci si chiede come tra le altre misure preventive messe in campo, venti membri di un'associazione di volontariato, sei carabinieri/forestali e due vigili urbani, non sia stato previsto un presidio dei Vigili del Fuoco tenendo presente che per raggiungere tale località dall'Aquila è necessario un tempo di percorrenza di un'ora».
5STELLE. «Il Gran Sasso brucia, mancano controlli preventivi per evitare questi disastri ed i soccorsi, dopo le tragedie, arrivano tardi: la Regione vive in constante ritardo sulle emergenze. Lo dice il consigliere regionale grillino Domenico Pettinari, rivolgendosi al presidente della giunta , Luciano D’Alfonso, «la mancanza di mezzi di soccorso sul Gran Sasso è sotto gli occhi di tutti, l'origine del rogo ha visto i primi interventi di mezzi speciali dopo ore. Non è la prima volta che il nostro territorio è vittima di incidenti come questo; non investire le dovute risorse per far fronte alle emergenze è un segno di grave negligenza».
REGOLE VIOLATE. «Ero lì po chi minuti prima dell'incendio», racconta Francesco Giammarino, «abbiamo, per fortuna, lasciato la zona e siamo scampati a una situazione difficile per le difficoltà di spostamento di mia madre anziana. Vorrei fare una considerazione: Fonte Vetica c'erano almeno 200 camper accampati da settimane, ma con quale autorizzazione? Come è possibile permettere che centinaia di camper si collochino in un area non autorizzata?».
Legambiente, tramite il rappresentante Enrico Stagnini, afferma che «L'incendio della prateria e della pineta di Fonte Vetica, aveva dato "segnali precursori" e gli ingredienti per confezionare il disastro erano sotto gli occhi di tutti.Ciò non è bastato a far capire a agli Enti che hanno concesso lo svolgimento di una manifestazione in quell'area, che forse sarebbe stato opportuno adottare misure di prevenzione idonee non solo ad evitare un incendio disastroso».
FAGGETA DELL’UNESCO. «La faggeta del Parco, nostro orgoglio in quanto patrimonio Unesco, non è stata intaccata dalle fiamme, ma il rischio permane». Queste le parole del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, preoccupato per la situazione della faggeta farindolese, 4mila ettari impreziositi da faggi, veri e propri patriarchi della foresta, che hanno superato i 500 anni. «I Canadair sono stati operativi dalle 6,30 di ieri mattina alle 9, poi le operazioni si sono interrotte per le condizioni meteo che non hanno consentito ai mezzi di intervenire», ha raccontato Lacchetta. L'incendio ha interessato due fronti: il vallone tra il Monte Guardiole, ColleTondo e Monte San Vito ( Farindola) e sulla cresta sud del Monte Siella (Arsita). La buona notizia è che il focolaio sul monte Siella ha sovrastato il canalone provocato dalla valanga che lo scorso 18 gennaio ha distrutto l'Hotel Rigopiano senza scendere a valle. «Al momento non sembra esserci il rischio che dal fronte Siella le fiamme possano scender verso Rigopiano», ha chiosato Lacchetta. Sull'incendio si è espresso anche il presidente di Mountain Wilderness, Marano Mario Viola. «Chiediamo al presidente della Regione», ha detto tra le altre cose, «che i fondi del Masterplan destinati per opere poco utili siano dirottati per la tutela di aree protette dagli incendi». Ha collaborato
Francesco Bellante

