Grande città: tre mesi per trattare su nome, consiglieri e assessori

L’assemblea costitutiva dà il via libera alla relazione per spostare l’unione dei Comuni al 2027 Ma entro il 31 dicembre serve un accordo sullo statuto. Appello di De Martinis: «Pescara si ravveda»
PESCARA. Tre mesi di tempo per trovare un compromesso sulla fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore. Si apre la trattativa che prevede un passo indietro di tutti per evitare lo scontro frontale: la città unica da 180mila abitanti potrebbe chiamarsi Pescara – come vogliono tutti i politici di Pescara, centrodestra, centrosinistra e M5S – ma dovrebbe essere divisa in 4 municipi con almeno 52 consiglieri periferici e 16 assessori municipali, secondo la linea sostenuta da Montesilvano e Spoltore. Potrebbe essere questa la base dell’accordo: una prima ipotesi del patto è circolata ieri nel municipio di Pescara, a margine dell’assemblea costitutiva che ha dato il via libera alla relazione conclusiva sulla fusione: si tratta di un atto decisivo per conquistare il rinvio della fusione al 2027.
Il voto è finito con 45 sì, l’astensione dei 5 consiglieri del Pd di Pescara e il no dei consiglieri M5S: «Questa fusione non nasce sotto i migliori auspici», dicono i grillini Paolo Sola e Massimo Di Renzo, «sarebbe stato meglio farla già dal 2024 con un commissario, figura terza e senza connivenze politiche». All’assemblea di ieri non hanno partecipato né il sindaco Carlo Masci (Forza Italia), ancora in viaggio-missione in Cina, né il vice Adelchi Sulpizio (Lega).
Dopo il voto di ieri, entro il 15 ottobre, il presidente della Regione Marco Marsilio (FdI) e il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri (Forza Italia) diranno se gli obiettivi – accorpamento di 5 servizi e approvazione della bozza di statuto – sono stati davvero raggiunti, spalancando così la porta al rinvio al 2027.
Nell’attesa del pronunciamento dei vertici regionali, il sindaco di Montesilvano Ottavio De Martinis della Lega apre al dialogo: «Mi auguro che entro il 31 dicembre ci sia una mediazione con il ravvedimento di Pescara su un eventuale voto contrario allo statuto. Noi e Spoltore siamo pronti a trovare un punto d’incontro. Le nostre aspirazioni però sono sacrosante e ci auguriamo che Pescara, nel processo armonioso della fusione, possa rivedere le sue posizioni oppure che si possa trovare insieme un compromesso». De Martinis ribadisce però i punti fermi di Montesilvano e Spoltore: «Riteniamo fondamentale il decentramento, soprattutto nei primi anni. E poi, con il nome Nuova Pescara, secondo il testo del referendum del 2014, vogliamo dare il senso di una città diversa e non di un’annessione con l’allargamento dei confini di Pescara».
Chiara Trulli, sindaco Pd di Spoltore, dice: «Saggiamente dovremo fare in modo che i tre consigli approvino lo stesso testo. Se si dovrà ragionare per condividere uno statuto che, con alcune limature, possa stare bene a tutti, sono disponibile ma chiedo senso di responsabilità al Comune di Pescara: non si possono gettare alle ortiche due anni di lavoro. Adesso non bisogna usare atteggiamenti machisti: per arrivare a un documento condiviso, in cui non ci sono vincitori e vinti, ognuno dovrà fare la sua parte e, se si dovranno trattare aspetti che si reputano salienti, ne ragioneremo ma senza prepotenze».
Anche da Pescara arriva un’apertura: «Il lavoro fatto finora è positivo ma», avverte il consigliere comunale Claudio Croce di Forza Italia, «per noi di Pescara, ci sono questioni da rivedere. Sono fiducioso che si troverà il modo di collaborare e cercare di risolvere, secondo quanto prevede la legge, questi problemi».

