«Grandi rischi? Vado in Procura»

27 Gennaio 2017

L’ira del governatore al ministero e le richieste di verifiche

ROMA. «La commissione Grandi Rischi non è il luogo delle conferenze stampa, ma quello delle delibere e delle comunicazioni fondate su base scientifica». Il calendario, sulle pareti del ministero delle Infrastrutture, segna la data del 23 gennaio. In una delle stanze del dicastero di Porta Pia, alla presenza del ministro Graziano Delrio, si sta facendo il punto della situazione sulle dighe del centro Italia dopo le ultime scosse di qualche giorno prima.

E il governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, alza decisamente il tiro. «La commissione Grandi Rischi non fa dichiarazioni alla stampa, soprattutto di quella gravità e di quella stravaganza», assesta il colpo il presidente della giunta regionale. Riferimento al paventato «effetto Vajont», poi ridimensionato, che in caso di nuove forti scosse di terremoto si sarebbe potuto generare proprio nel bacino di Campotosto. Un affondo che culmina con un impegno: «Andrò dal procuratore della Repubblica dell’Aquila con le parole usate dalla commissione».

Polemiche a parte, è stato però proprio il delicato tema delle dighe a monopolizzare l’ordine del giorno della riunione. Tema, peraltro, sul quale ormai da mesi D’Alfonso insiste. Ben prima delle scosse del 18 gennaio, il 27 ottobre 2016, all’indomani del terremoto del 26 ottobre (due scariche di magnitudo 5.4 e 5.9), il governatore aveva scritto alla Direzione generale per le Dighe (presso il ministero). L’oggetto della lettera è eloquente: «Verifica delle condizioni di tenuta delle strutture delle dighe nella regione Abruzzo». Anche alla luce del terremoto del 24 agosto che ha distrutto Amatrice.

Nella lettera, alla quale ne è seguita un’altra con lo stesso oggetto il 28 ottobre, D’Alfonso chiede «una puntuale verifica strutturale» su una serie di infrastrutture. Strade, autostrade, reti ferroviarie. Ma soprattutto le dighe presenti sul territorio regionale. Il governatore le elenca tutte: Campotosto, Penne, Bomba, Casoli, Scanno e Barrea. Oltre a quella di Chiauci, in Molise, ma a servizio delle aree agricole e industriali del vastese.

E il 22 gennaio torna alla carica. Stavolta sollecitando la verifica e l’aggiornamento del Documento di protezione civile per l’invaso di Campotosto. Una partita che D’Alfonso punta a chiudere entro quindici giorni. (a.pit.)

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