Grano dall’estero, così Coldiretti lancia la sfida al re della pasta

CHIETI. Si parte dalle idee, i giovani e le innovazioni. Si arriva alla polemica, la guerra del grano e le accuse. Ci vuole poco per trasformare una festa in un j'accuse: basta che a prendere la...
CHIETI. Si parte dalle idee, i giovani e le innovazioni. Si arriva alla polemica, la guerra del grano e le accuse. Ci vuole poco per trasformare una festa in un j'accuse: basta che a prendere la parola sia Domenico Pasetti, presidente regionale di Coldiretti, che la manifestazione dedicata agli Oscar Green diventi un campo di battaglia. «Un emerito pastaio non usa grano locale. Noi siamo per il libero scambio ma invochiamo la tipizzazione». Pasetti non fa il nome dell'industriale abruzzese della pasta. Ma in sala, tra gli ospiti, c'è Dino Pepe, assessore regionale all'Agricoltura. E il re del vino gli chiede di approvare subito la delibera che blocchi l’accordo con il Canada per vendere grano in Italia. Si è chiude così, con il lancio del guanto di sfida di Coldiretti "all'emerito pastaio" una manifestazione che, fino a quel momento, era proiettata sul futuro e i giovani. Nel foyer del teatro Marrucino, con i premiati in platea e il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, a dare il benvenuto, invocando innovazione e ingegno anche nella pubblica amministrazione, ha esordito Giovanni Manfroni, della Fondazione Campagna Amica, che ha disegnato il nuovo identikit dell'agricoltore: giovane, quarantenne, laureato ed esperto di social e Web. Sono 50.553 le imprese Under 35 in Italia. E di queste il 57% ha realizzato qualcosa di innovativo, ha spiegato la giornalista Alessandra Fiore, moderatrice dell'evento, prima di passare la parola a Giulio Saraceni, direttore regionale di Coldiretti, che ha sottolineato l'alto numero di partecipanti al concorso dedicato alle innovazioni e ai giovani, oltre 70 aziende, e ha definito l'agricoltura un qualcosa che rende liberi: «Ci si avvicina a lei per stile di vita e per un benessere che va al di là di una questione economica. L'Abruzzo può dare molto, ma la pubblica amministrazione dia una mano alla velocità invocata dalle imprese».
Per Pier Carmine Tilli, delegato regionale di Coldiretti giovani, la scelta più importante è quella «di restare nella nostra regione per creare economia». Chiamato in causa sui tempi lunghi che penalizzano la nascita di imprese giovanili, l'assessore Pepe ha ammesso che il nemico numero uno è la burocrazia, e che gli obiettivi principali restano la certificazione dei nostri prodotti e la filiera corta. E poi: «Servire i nostri prodotti nei ristoranti dei luoghi turistici abruzzesi. E comunicare l'Abruzzo attraverso il prodotto agricolo». Ma Pepe ha ammonito: «Da soli non si va da nessuna parte», ed ha invocato la nascita di nuove reti di imprese prendendo come esempio il Consorzio del Pecorino di Farindola. Non è facile risalire la china in una regione che ha subìto 150 milioni di danni in agricoltura e la morte di 135 mila capi di bestiame, per sisma e neve. «Ma c'è stato da parte nostra con grosso impegno a ottenere i risarcimenti», ha concluso Pepe lasciando la parola a Pasetti per un finale da fuochi d'artificio.
Un finale cominciato con una frase detta con l'indice puntato alla platea: «Loro sono il contenuto, tocca a chi amministra creare il contenitore». Cioè una regione accessibile, dal punto di vista dei trasporti, della viabilità e dell'aerostazione. In un crescendo rossiniano, Pasetti ha quindi messo sott'accusa la burocrazia che blocca i bandi per le giovani imprese: «Una burocrazia che ha un volto e un nome», ha aggiunto facendo riferimento a funzionari regionali che «amministrano la cosa pubblica come se fosse privata». Infine il grande tema dell'immagine da riconquistare: Pasetti prende una copia del Centro, mostra all'assessore il servizio sui cinghiali e i danni, e sbotta: «Viviamo anche questa iattura». (l.c.)

