Green connection, assolto Leombroni

25 Giugno 2015

Prescritti i reati del processo sul verde, ma l’ex dirigente comunale si fa ugualmente giudicare

PESCARA. A dieci anni dai fatti contestati, il trascorrere del tempo brucia le accuse e fa arrivare il caso Green connection senza forze al traguardo della Corte d’appello, tappa finale e inevitabile dell’ennesimo processo sacrificato sull’altare della prescrizione. Ma c’è anche chi rinuncia alla prescrizione e ottiene l’assoluzione sperata che cancella ogni residuo di ombra.

L’affare del verde, che ruotava attorno alle cooperative sociali e per il quale all’epoca scattarono anche degli arresti, aveva coinvolto, tra gli altri, l'ex assessore al Verde del Comune Rudy D'Amico, e gli ex dirigenti comunali Giampiero Leombroni e Vincenzo Cirone, condannati tutti in primo grado a un anno. D’Amico e Cirone hanno sufruito della prescrizione. La Corte d’appello dell’Aquila ha invece assolto, perché il fatto non costituisce reato, Leombroni (assistito dagli avvocati Sergio Della Rocca e Giuliano Milia), che ha affrontato di petto il processo rinunciando alla prescrizione, una rarità nelle aule giudiziarie abruzzesi.

Assolto, per non aver commesso il fatto, anche Tiziano La Rovere (difeso da Marco Spagnuolo), all'epoca responsabile della cooperativa “La Cometa”, condannato in primo grado a 16 mesi. Non doversi procedere, per prescrizione dei reati, nei confronti di Franco D'Alonzo, Mario Di Giovanni e Nicola Palmieri.

Secondo l'accusa, era stato creato una sorta di ''cartello''che gestiva gli appalti per la cura e la manutenzione del verde pubblico e poi si divideva i compensi. Ma già la sentenza dei giudici di Pescara, pronunciata nel febbraio 2013, aveva spazzato via i reati di associazione per delinquere e corruzione. La prescrizione ha tagliato anche l’abuso e la turbativa d’asta.