Green pass, in 217mila non ne hanno diritto

Un abruzzese su cinque è ancora senza alcuna dose di vaccino anti-Covid Ma per i dipendenti pubblici e altri settori si va verso l’obbligo del certificato
Si estende l’obbligatorietà del Green pass ma in Abruzzo ci sono ancora oltre 217mila cittadini che non ne hanno diritto. Lo dicono i numeri della campagna vaccinale nella nostra regione, che nella mattinata di ieri facevano segnare complessivamente 217.534 abruzzesi senza nemmeno una dose di vaccino anti Covid. Tradotto, più di un abruzzese su cinque non può avere il Green pass per mancanza del documento che certifica l’avvenuta somministrazione. Tutto questo proprio mentre si va verso il certificato verde obbligatorio per i dipendenti pubblici e i lavoratori dei settori dove è già previsto per i clienti. Ma andiamo con ordine per fare il punto della situazione sulle scelte del governo e su come queste potrebbero riflettersi nella nostra regione.
LA STRADA È SEGNATA. Il Green pass obbligatorio per i lavoratori del pubblico impiego e quelli del settore dove è già previsto per i clienti entrerà in vigore ai primi di ottobre. Dopo la cabina di regia arriverà l’approvazione del decreto.
Ma bisognerà lasciare trascorrere almeno 15 giorni per dare a chi non è vaccinato la possibilità di sottoporsi alla prima dose, condizione indispensabile per ottenere la certificazione verde. Ristoratori, gestori di palestre e piscine, addetti ai trasporti a lunga percorrenza saranno i primi a doversi mettere in regola. Insieme ai dipendenti della pubblica amministrazione.
CABINA DI REGIA. Al momento non c’è stata ancora la cabina di regia a Palazzo Chigi per fare il punto sul Green pass e sulle riforme. Tuttavia la direzione verso cui si va, spiegano le fonti del governo, è quella dell’estensione del Green pass. Si tratta, tuttavia, di limare una misura che potrebbe coinvolgere, oltre agli statali, altre categorie di lavoratori.
AZIENDE. I sindacati si sono detti favorevoli all’utilizzo del passaporto vaccinale all’interno delle aziende ma a patto che il costo sia a carico delle stesse. In sostanza, se si vuole utilizzare il Green pass all’interno delle imprese, queste devono caricarsi dei costi dei tamponi e non licenziare chi non li fa.
Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha ribadito la propria posizione favorevole all’adozione del Green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro (come approfondiamo nelle pagine di attualità). Mentre sul costo dei tamponi se «si dovesse decidere, come noi auspichiamo, l’obbligo del Green pass all’interno dei luoghi di lavoro e le parti sociali trovassero un accordo su questo, credo che il governo potrebbe pensare di fare un’operazione di utilità sociale e quindi di potersi far carico del costo dei tamponi, che sicuramente non può essere a carico delle imprese». Anche Confapi, la Confederazione delle piccole e medie imprese, si appella al governo affinché «assuma presto decisioni nella direzione dell’obbligatorietà della vaccinazione così come suggerito anche dal Comitato nazionale di biosicurezza, biotecnologie e scienze della vita».
BAR RISTORANTI E TRENI. Appare ormai scontata, invece, l’estensione del Green pass per gestori e lavoratori dei settori per i quali il Qr code è stato già imposto: bar e ristoranti al chiuso, piscine e palestre, treni, navi, aerei.
BUS E METRO. Nel governo è aperto il dibattito sull’introduzione del Green pass per autobus, tram e metropolitane, un settore che presenta importanti difficoltà logistiche, per il numero dei passeggeri e la difficoltà di effettuare i controlli. Ma il ministro Roberto Speranza si mostra cauto.
STUDENTI. In Consiglio dei ministri era stato l’esponente del Partito democratico Dario Franceschini a porre il tema del certificato verde per gli studenti dei licei, poi però il premier Mario Draghi ha deciso di limitare l’obbligo agli universitari. Tuttavia non è detto che la questione non possa tornare sul tavolo della cabina di regia.
L’URGENZA. Con questi scenari sembra sempre più urgente la necessità di ottenere il Green pass, eppure secondo le stime il 10 per cento dei dipendenti pubblici in Italia, ad esempio, non è vaccinato.
Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, è in pressing sul certificato: «È una patente di libertà, io lo estenderei a tutto il mondo del lavoro, pubblico e privato».
L’ABRUZZO. Nella nostra regione c’è ancora un’alta percentuale di popolazione che non ha nemmeno una dose di vaccino e quindi è impossibilitata ad avere il Green pass. I numeri aggiornati a ieri mattina sono significativi, considerato che gli oltre 200mila abruzzesi senza alcuna dose rappresentano un’importante fetta di cittadini. E lo ancora di più se li si analizzano rispetto alle varie fasce d’età.
FASCE D’ETÀ. È la popolazione tra 40 e 49 anni quella che più di tutte non ha nemmeno una dose di vaccino somministrata. Un dato che sorprende, se si considera che si tratta di una fascia “attiva”, che si sposta e lavora quotidianamente, con tutti i rischi del caso rispetto alla capacità di diffondere e contrarre il virus. Sono complessivamente 44.609.
Risultano in numero leggermente inferiore, ma sono comunque tanti, anche i trentenni che si trovano nelle stesse condizioni: 41.723. E poi c’è la fascia d’età 50-59 anni che, sempre secondo i dati aggiornati a ieri mattina, vede 35.633 ancora senza vaccino.
Sono addirittura più dei giovanissimi (12-19 anni) per i quali le somministrazioni sono iniziate molto più tardi. Così al momento tra questi non hanno diritto al Green pass in 32.550. Rappresentano qualche migliaia in più rispetto ai ventenni: in questo caso, infatti, la popolazione che non è difesa dal Covid è pari a 26.576 ragazzi. Scendono, invece, sotto i 20mila gli abruzzesi senza alcuna dose per le fasce d’età dai 60 anni in su. Nel dettaglio dai 60 a 69 anni sono 19.361, preludio ad una netta flessione dei numeri nella popolazione anziana. Tra i settantenni, infatti, se ne registrano 9.515, che diventano 6.299 tra gli ottantenni ed appena 1.268 negli abruzzesi con novanta o più anni.

