Grieco non si pente: provocato da Orlando

19 Maggio 2015

L’omicidio del pasticciere, il buttafuori in carcere si difende: «Mi ha detto una frase inopportuna e l’ho colpito due volte»

PESCARA. «Una frase di troppo nei miei confronti e di quelli di mia mamma e ho avuto un flash: mi sono tornati alla mente gli anni in cui la pasticceria mi ha tolto il sonno. E’ per questo che ho estratto il coltello e ho colpito Orlando, ma non volevo ucciderlo solo dargli una lezione». Non si pente e tenta la carta della provocazione, Giovanni Grieco, il 41enne rinchiuso nel carcere di Castrogno a Teramo dal 6 maggio dopo essere stato arrestato per l’omicidio del pasticciere Giandomenico Orlando, morto a 67 anni. Era stato il buttafuori a chiedere di essere interrogato e, assistito dal suo avvocato Paolo Marino, l’uomo ha dato la sua versione al pm pescarese Rosangela Di Stefano che accusa Grieco di omicidio volontario premeditato, reato da ergastolo. L’interrogatorio è durato quasi 2 ore e il buttafuori ha ripercorso l’incontro con Orlando poco prima delle 8, la breve conversazione con il pasticciere andando, poi, a ritroso: ai 30 anni trascorsi, come avrebbe spiegato, vivendo al piano di sopra di una pasticceria considerata dal buttafuori così rumorosa da minare il suo equilibrio. Una difesa tesa a picconare l’aggravante della premeditazione che, invece, viene contestata dall’accusa e su cui sta lavorando la Squadra Mobile diretta da Pierfrancesco Muriana. L’accusa è sicura che quella mattina Grieco ha teso un agguato al pasticciere ma la difesa ha cercato di fornire un’altra versione.

Grieco: «Orlando mi ha provocato». Come ogni mattina, ha raccontato Grieco al pm, il buttafuori si sarebbe recato a prendere la sua macchina per andare a lavorare nella sala da gioco di San Giovanni Teatino. «Sono andato verso l’auto in via Buozzi», avrebbe detto Grieco al pm, «e nel fare marcia indietro ho visto Orlando che era uscito a fumare. Il pasticciere mi ha invitato ad avvicinarmi e così ho fatto. Abbiamo iniziato a parlare come sempre dei problemi tra la mia famiglia e la sua pasticceria fin quando Orlando non mi ha detto una frase inadeguata, che adesso non ricordo, nei miei confronti e di quelli di mia madre e mi sono agitato: l’ho colpito due volte». Sarebbe stato provocato, Grieco, ed è quello che ha cercato di spiegare all’accusa che lo ascoltava aggiungendo anche perché aveva in tasca un coltello. Una versione che, al momento, non ha fatto breccia nell’accusa e contro cui la famiglia del pasticciere, nei giorni scorsi, aveva già urlando la sua rabbia dicendo: «Grieco voleva uccidere».

Grieco: «Giravo sempre con un coltello in tasca». Come mai Grieco aveva un tirapugni con la lama in tasca? «Per il mio lavoro da buttafuori», ha risposto il 41enne, «perché ultimamente avevo ricevuto delle minacce legate al mio rifiuto di fare entrare alcune persone nel locale nel quale lavoravo. Così, quando Orlando mi ha detto quella frase – che però non ricordo esattamente – non ci ho visto più, mi sono tornati alla mente 30 anni di liti e l’ho colpito con veemenza: due colpi alla spalla sinistra. Ma Orlando non è caduto, l’ho visto restare in piedi e allontanarsi. Non volevo ucciderlo, volevo solo dargli una lezione».

«Troppo rumore dalla pasticceria, mi tremava il letto». E’ stato questo quello che Grieco ha ripetuto al magistrato dopo che per due volte, invece, si era avvalso della facoltà di non rispondere. E, invece, in queste settimane l’uomo – sempre secondo la sua difesa – ha iniziato a rendersi conto di quello che ha fatto non cambiando idea sul movente, quella pasticceria considerata troppo rumorosa che lo avrebbe portato all’esasperazione. «Sono 30 anni», ha spiegato, «che io e mia madre sopportavamo i rumori provocati dal laboratorio: a volte ci tremava il letto, soffrivamo d’insonnia e mia madre era stata costretta ad assumere dei farmaci. Eravamo esasperati», ha proseguito l’uomo. «Non sapevo che Orlando fosse morto», ha aggiunto, «l’ho saputo quando mi hanno trovato a Pineto», ha concluso l’uomo. Al momento non cambia nulla per Grieco che resta in carcere così come stabilito dal gip di Pescara che ha confermato per l’uomo la custodia cautelare in carcere disposta dal gip di Teramo.

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