Grillo denuncia il premier «Abusa della credulità»

2 Dicembre 2016

Sotto accusa il fac-simile della scheda elettorale per il Senato mostrata in tv La replica del presidente: «Faccia pure, magari a Palermo. La strada la conosce»

ROMA. Caccia agli indecisi perché «sono ancora tanti e faranno la differenza». Matteo Renzi lo ammette quasi a reti unificate visto che appare al Tg1, a Sky tg24 a Otto e mezzo e in radio a Zapping prima di precipitarsi a Napoli per il comizio serale. Ma è spiritoso. E ai suoi sostenitori che lo seguono nel Matteo Risponde, eccezionalmente previsto anche per oggi, dice: «Ci vediamo domani, ma stasera potrete ancora vedermi quindi non vi mancherò, tra qualche istante sarò dalla Gruber, l’importante è che non mi denunciate per stalking».

A soli tre giorni dal voto il clima però è teso. Non tanto dalle parti di palazzo Chigi dove, scaramanzia a parte, l’aria sembra cambiata. È il fronte del No a essere in tensione. Già si addensano nubi sul voto degli italiani all’estero: 4 milioni circa i connazionali che potrebbero essere l’ago della bilancia in un referendum senza quorum che si giocherà sul filo del rasoio. Potrebbero incidere per un 3,5 per cento del totale, facendo vincere uno dei due schieramenti. Il governo - il Pd - ha fatto una campagna elettorale massiccia per il Sì. Il No quindi fa sapere che vigilerà sullo scrutinio, pronto a fare ricorsi se il voto dell’estero sarà decisivo. E sul piede di guerra è anche Grillo. «Denunceremo il premier per abuso della credulità popolare», tuona il fondatore dei cinquestelle accusando Renzi di aver preso in giro gli italiani perché ha mostrato un fac-simile di una scheda elettorale per le elezioni dei futuri senatori, una scheda che evidentemente per ora non esiste. «Faremo la legge elettorale in tre mesi», ribatte Renzi. «Se però Grillo mi vuole denunciare faccia pure, io domani (oggi, ndr) sarò a Palermo, il M5S conosce la strada delle procure», replica velenoso. Poi però aggiunge: «Il reato di abuso della credulità è depenalizzato, i cinquestelle non se ne sono accorti perché in Parlamento non vanno spesso, ma Grillo è salvo per aver parlato di scie chimiche e sirene», ironizza il premier. Del resto ne ha anche per Salvini. «Mi dispiace che qualche europarlamentare europeo oggi, invece di votare per i fondi al terremoto nel Centro Italia, in Aula a Strasburgo, era a fare campagna contro di me», dice Renzi soddisfatto per aver ottenuto 30 milioni di euro per il terremoto.

La settimana si chiude con un bilancio positivo per palazzo Chigi. Renzi ha incassato il Sì di Romano Prodi, un sì che ha spiazzato soprattutto la sinistra dem. Festeggia i dati sul Pil e incassa anche il via libera sindacale al contratto per la Pa. Assicura però che non è una misura elettorale, come accusano le opposizioni. «Si è chiuso quando si è potuto», dice. Su Twitter però rilancia. «Se il Paese si sblocca faremo di più», dice legando la possibilità del rilancio alla vittoria del Sì. «Il governo tecnico-tecnocratico nel 2012 ci aveva lasciato a un Pil del -2,3%», non manca di sottolineare, tornando a evocare un possibile scenario del No. «Se vince il No ci teniamo la Casta, 950 poltrone: io non sarò della partita se lasceremo il Paese come è adesso», ribadisce. Col No, aggiunge, gli effetti di «instabilità e difficoltà» non si vedrebbero «solo l'indomani mattina» con il rischio di «una crisi al buio», ma sulla «prossima generazione». Ma, mentre il M5S invoca il voto anticipato e annuncia festa sotto Palazzo Chigi se vincerà il No, il premier non precisa di più. L'appoggio a un governo di scopo? «Il Pd deciderà nelle sedi stabilite», taglia corto. Il risultato finale, spiegano i contendenti, rischia di essere sul filo per i tanti indecisi.

Quanto porterà al Sì l’endorsement di Prodi? «Ci vorrebbe un mago», dice il premier («Spingerà tanti a dire No», ribatte però Matteo Salvini). Il sostegno critico di Prodi è positivo perché nel merito, sottolinea il premier.

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