Grimaldi: meno letale e più contagioso

Il primario di malattie infettive spiega perché il virus colpisce due volte la stessa persona
L'AQUILA . Il Covid è in caduta libera, ma aumentano le reinfezioni. La vaccinazione funziona bene sulla prevenzione della malattia in forma grave, meno sulla diffusione dei contagi. L'analisi è di Alessandro Grimaldi, direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila, in prima linea contro il Covid, dall'inizio della pandemia. Grimaldi si occupa anche di long Covid e degli effetti che il virus, se contratto anche in forma lieve, può dare a lungo termine.
Professor Grimaldi, scendono i contagi, ma aumentano le reinfezioni. Perché?
Il dato è indicativo del fatto che molte persone si sono vaccinate, ma questo non significa che non possano reinfettarsi nel tempo. I vaccini Rna, di ultima generazione, si sono rivelati molto efficaci nel prevenire forme gravi della malattia, come l'evoluzione verso l'insufficienza respiratoria. Ma lo sono meno nella prevenzione del contagio. Inoltre, si è visto che il tasso anticorpale, nel tempo, diminuisce e questo dipendente anche dal grado di vaccinazione. Coloro che hanno un'immunità ibrida, data dalla sommatoria tra somministrazione del vaccino e contagio da Covid, ottengono una memoria dell'infezione più potente e durevole, mentre con la sola vaccinazione la copertura diminuisce e dà un'immunità limitata.
Sulle reinfezioni influisce anche la contagiosità delle ultime varianti del virus?
Senza dubbio il virus si è evoluto rispetto alla forma iniziale. Si è passati ad un tasso di contagiosità, per quanto riguarda le ultime varianti, molto simile a quello di virus altamente contagiosi come il morbillo. In sostanza, attualmente il virus è meno letale ma più contagioso. Il secondo fattore da considerare è l'immunità ibrida, più potente e duratura. Infine, la risposta del sistema immunitario e la comorbilità ovvero la presenza di altre patologie. Tutti elementi che, singolarmente e sommati, influiscono sulla possibilità di contagio.
Quindi, la vaccinazione è ancora fortemente consigliata?
Vaccinarsi è fondamentale: un conto è se il virus trova un organismo priva di vaccinazione, pertanto più scoperto, altra cosa è se chi contrae il Covid si è vaccinato di recente. La risposta, in questo secondo caso, è immediata, migliore, più rapida. Ne consegue che anche la forma di malattia risulta più lieve, anche se le varianti che condizionano questo aspetto sono molte. A partire dalle condizioni del sistema immunitario dell'individuo, che fanno la differenza: i soggetti con comorbilità o immunodepressione sono più vulnerabili ed è per questo che devono vaccinarsi.
Il calo dei contagi perdurerà nei prossimi mesi?
Difficile dirlo. L'andamento del virus è sinusoidale, va un po' giù e un po' su. Nel 2022, tra l'altro, l'andamento della pandemia è stato anomalo con picchi notevoli in estate che non avevamo registrato in precedenza. Non sappiamo quanto la dismissione delle mascherine abbia favorito la diffusione del virus.
Dobbiamo cominciare a preoccuparci di più degli effetti del Covid nel tempo?
Ci sono studi importanti che dimostrano come i danni del Covid possono essere anche di lungo periodo. I pazienti ricoverati in rianimazione possono avere un invecchiamento precoce, con una parziale atrofia della corteccia cerebrale. Si sono riscontrati danni al polmone, al cuore, manifestazioni infiammatorie e di tipo autoimmune. Il Covid ha effetti importanti anche sul sistema vascolare e cardiocircolatorio. In molti pazienti sono stati rilevati danni del sistema immunitario e micro- trombosi dei piccoli vasi che possono inficiare la funzionalità di un organo. I danni, purtroppo, sono importanti. Il long Covid colpisce più le donne di mezza età in quanto hanno un sistema immunitario maggiormente reattivo.

