Guardia medica, il servizio resta bloccato
Francavilla. Il sindacalista: «Sanitari in stato di agitazione a causa dell’indennità non pagata dalla Asl»
FRANCAVILLA. Continua a far discutere la situazione che si è venuta a creare intorno ai servizi offerti dalla guardia medica, che ha ridotto le prestazioni offerte da quando le indennità di rischio sono state bloccate, con la richiesta di restituzione di quelle già percepite. A intervenire sull’argomento è il segretario della continuità assistenziale di Chieti Marco Di Clemente, sindacalista Fimmg (organizzazione sindacale Medici Medicina generale e Asso): «Rispetto a quanto ho letto qualche giorno fa, ci tengo come rappresentante della categoria a fare alcune precisazioni. La prima è che la mancanza del servizio ambulatoriale a Francavilla nasce da uno stato di agitazione legittimamente messo in campo dai sanitari di quel distretto. Da quello che mi risulta, all’interno della Asl di Chieti abbiamo 24 presidi di guardia medica, e Francavilla è l’unico, insieme a quello di Lanciano, in cui non si fa ambulatorio. Questo ovviamente perché la Asl non paga le indennità. Negli altri, invece, i sanitari, dopo un periodo di protesta, sulla base di rassicurazioni della stessa Asl circa la ripresa del riconoscimento delle indennità, hanno ricominciato a fare ambulatorio, anche se va detto che a oggi alle parole non hanno fatto seguito i fatti, in quanto le indennità sono ancora bloccate. Allargando lo sguardo si può notare come questa situazione è presente a Chieti e L'Aquila, mentre Pescara e Teramo riconoscono l'indennità».
Di Clemente tocca anche la questione dell’iter giudiziario: «Anche qui occorre fare chiarezza. Non c’è stato alcun secondo grado di giudizio. Siamo fermi al primo, che ha dato ragione a un medico della continuità assistenziale, seguito dall’avvocato Crocetta. Nello specifico, il Tribunale di Chieti ha condannato la Asl dello stesso Comune a pagare, a favore del sanitario, quanto non corrispostogli a titolo di indennità di rischio, affermando inoltre la legittimità della medesima indennità e la sua compatibilità con l'accordo collettivo nazionale. A questo punto la Asl ha impugnato la sentenza davanti alla Corte d’appello dell’Aquila, la cui pronuncia è attesa per il 16 maggio 2019». «Quindi», conclude lo stesso Di Clemente, «non riesco a capire da dove possa derivare la notizia di un secondo grado favorevole alla Asl e nemmeno quella degli ambulatori pensati per giustificare le indennità, e poi accantonati, a seguito del presunto intervento del secondo grado di giudizio. Occorre fare chiarezza altrimenti si finisce con il disorientare medici e utenza». (a.d.s.)
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