«Guardo la pioggia spruzzare i vetri della finestra...»
Ecco l’inizio del romanzo, «Buonasera, dottor Nisticò». di ANTONIO DEL GIUDICE Guardo la pioggia spruzzare i vetri della finestra e mi tormento l’anima in un gioco senza fine. Mi chiedo se quel che...
Ecco l’inizio del romanzo, «Buonasera, dottor Nisticò».
di ANTONIO DEL GIUDICE
Guardo la pioggia spruzzare i vetri della finestra e mi tormento l’anima in un gioco senza fine. Mi chiedo se quel che mi resta da vivere sarà sufficiente a rimediare ai disastri che ho combinato fino ad oggi. Rimorsi, rimpianti e sensi di colpa mi tolgono il respiro. Non vedo la fine, una fine qualunque. Provo a fare due conti e azzardo un calcolo: due terzi della mia vita già buttati al vento, un altro terzo da buttare. Un terzo, forse un quarto. Ma terzo o quarto, chi può garantire che arriverò a questa sera? Ricordo un mio dipendente falciato sulle strisce pedonali il giorno che era venuto in banca a ritirare la liquidazione. Si chiamava Gerardo, aveva raggiunto l’età della pensione in buona salute, i figli sistemati, finalmente in grado di godersi la vita, dopo trent’anni di casa- banca e banca-casa. Aveva voglia di conoscere il mondo, lui che non era mai uscito dal paesello. Contava e ricontava mentalmente il denaro appena intascato, il tesoretto della sua felicità. Falciato sulle strisce, in mano stretto il suo assegno circolare. Aveva sessant’anni, gli stessi che ho io adesso. Oggi mi sento particolarmente giù di corda. Ho lanciato un appello ai naviganti. Ho provato un po’ per noia e un po’ per celia a mettere in circolo un sms disperato: “Sono nella cacca, ho bisogno di aiuto. Fatti vivo...” L’ho mandato all’esercito di 8 conoscenti che si spacciavano per amici, quando era redditizio esserlo, quando un mio sguardo bastava a sistemare i loro guai. Ho selezionato i destinatari, spulciando la rubrica del telefonino. Li ho messi in ordine di peso sociale: politici, magistrati, imprenditori, prelati, manager, lobbisti, finanzieri, strozzini, signore d’alto e medio bordo. Li conosco come le mie tasche, li ho visti sfilare davanti alla mia scrivania, tutti con una smorfia di rispetto peloso, chi per ragioni di ruolo, chi per ragioni private. Uno alla volta, col massimo della circospezione, cercavano di infilarsi nello studio del dottor Mario Nisticò, amministratore delegato della banca CrediMed. Tutti ossequiosi, al tempo dei buoni affari con il generoso sostegno della banca. Centododici sms. Non ho ricevuto una risposta che sia una. Tutti spariti. Come cercare lumache in periodo di siccità. Mi sorprendo come un ragazzino ingenuo.
. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

