«Ha ucciso Giammarino» Ergastolo confermato

20 Aprile 2018

Neanche la Corte d’Assise d’appello dell’Aquila crede a Mirko Giancaterino Il 39enne di Penne incastrato dal sangue su scarpe e vestiti e da una testimone

PENNE. Mirko Giancaterino ha ucciso Gabriele Giammarino, l’ex maresciallo dell’Areonautica, trovato morto il 13 settembre 2015 nella sua abitazione di Penne. Ne sono convinti i giudici della Corte di Assise d’Appello dell’Aquila che ieri hanno confermato il carcere a vita per l’imputato.
A ricorrere contro il verdetto emesso dalla Corte d’Assise di Chieti è stato il difensore di Giancaterino, l’avvocato Melania Navelli, per ottenere una nuova istruttoria dibattimentale per l’assoluzione. O, almeno, per la rideterminazione della pena.
La Corte aquilana, presieduta dal giudice Luigi Catelli (a latere De Matteis), ha invece confermato l’ergastolo per Giancaterino, 39 anni, pregiudicato e tossicodipendente. Anche il pg aveva chiesto la conferma della condanna emessa dai giudici teatini.
Il 39enne, che ha sempre sostenuto di essere innocente, sperava in un esito diverso. Anche ieri, in una dichiarazione spontanea, ha ribadito la sua estraneità all’efferato omicidio del pensionato. Ha anche pianto, lacrime di rabbia che non lasciano spazio alla rassegnazione. Andrà fino in fondo. «Ricorreremo in Cassazione», anticipa l’avvocato Navelli, «c’è stata una violazione dei diritti di difesa. Tutte le richieste istruttorie da noi proposte», sostiene, «non sono state ammesse. È stato un processo basato sulle carte processuali e non sulle prove».
Le argomentazioni del ricorso erano infatti basate sulla «totale assenza di riscontri probatori, richiesti insistentemente dalla difesa proprio al fine di accertare la verità».
Secondo l’accusa, Giancaterino quella domenica di metà settembre entrò nell’abitazione e infierì lungamente sul pensionato, colpendolo con violenti pugni e 26 coltellate. Contro l'imputato, che avrebbe agito per derubare la vittima, ci sono le tracce di sangue ritrovate sulle scarpe da tennis e sui pantaloni della tuta di Giancaterino e una testimone che l’avrebbe visto allontanarsi dall’abitazione di Giammarino. Ci sono poi le immagini registrate dalla telecamera di una tabaccheria vicino alla casa dell’ex maresciallo.
Per la difesa, invece, «esistono solo indizi», e «la piattaforma probatoria», si legge nel ricorso, «era carente di tutti quegli elementi idonei a poter dimostrare l’estraneità di Giancaterino, ove ammessi, sicuramente avrebbe portato ad altro esito e consentito di accertare la verità». Le motivazioni dei giudici aquilani saranno depositate a luglio.
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