Hashish e marijuana, è allarme: in aumento i baby consumatori

13 Luglio 2024

Secondo i dati del Serd della Asl, il numero di adolescenti è cresciuto di dieci volte rispetto a 5 anni fa La dirigente Grassano: «L’uso costante di queste droghe può interferire nella maturazione cerebrale»

PESCARA. Sempre più adolescenti fanno uso di cannabinoidi, come hashish e marijuana e la sperimentazione di quelle che vengono definite droghe leggere, ma che comunque possono creare dipendenza, è piuttosto precoce negli ultimi anni. I ragazzi cominciano presto ad avvicinarsi alle sostanze e in alcuni casi provano anche quelle considerate più pesanti, come cocaina e crack. A riferirlo è Federica Grassano, dirigente psicologa dell’Unità operativa complessa del Servizio per le Dipendenze (Ser.D) della Asl di Pescara, che spiega: «L’età si è abbassata negli ultimi anni. Per cercare di contrastare il fenomeno, si lavora da dietro le quinte, ma con costanza e in sinergia con le famiglie che decidono di rivolgersi al nostro servizio quando si accorgono che i propri figli hanno un legame stretto con la cannabis o con altre sostanze. A volte sono gli stessi giovani a chiedere aiuto, nel momento in cui si rendono conto che la loro quotidianità è ostacolata dalla ricerca continua di sostanze».
E sugli accessi dell’ultimo periodo aggiunge: «Non c’è una correlazione diretta tra le richieste di aiuto delle ultime due settimane e il caso dell’omicidio del 16enne Christopher Thomas Luciani, perché negli ultimi tempi l’attenzione sul fenomeno dipendenze è piuttosto elevata e spesso le famiglie si rivolgono a noi per chiedere informazioni, consigli o per avviare un programma di recupero per i propri figli». In base alle statistiche e ai dati a disposizione del Ser.D di Pescara, negli ultimi cinque anni è cresciuto il numero di ragazzi, che hanno un’età tra 15 e 19 anni, inviati all’attenzione del servizio dal Tribunale per i minorenni per la valutazione delle condotte di abuso che, a gennaio 2024, ha raggiunto una percentuale di circa il 13 per cento. Nel 2019 il dato era dieci volte inferiore.
«Al di là dei singoli casi e delle ragioni alla base di un utilizzo più o meno costante di sostanze stupefacenti, si consiglia di rivolgersi ai servizi preposti, per evitare che la situazione peggiori», prosegue la psicologa. «L’uso continuo di marijuana, soprattutto quando si è ancora molto giovani, crea problemi che possono interferire con il processo di maturazione cerebrale. Non esiste una risposta valida per tutti. Ogni caso va gestito in maniera soggettiva», sottolinea.
Sul piano della prevenzione la psicologa precisa: «Ai più potrebbe sembrare che la diffusione delle sostanze stupefacenti tra i giovanissimi sia un’emergenza di cui non ci si occupa abbastanza. In realtà c’è un lavoro di rete che cerchiamo di portare avanti, con l’aiuto delle famiglie, delle istituzioni e con il mondo scolastico. Vengono organizzati, per esempio, degli incontri con gli studenti in cui non si parla esplicitamente di consumo di droghe, ma si prova a lavorare in maniera meno diretta e comunque efficace. Ai ragazzi vengono illustrate le cosiddette “life skills”, ossia le competenze per la vita e per il benessere personale, così da prepararli ad affrontare determinate situazioni grazie a una personalità forte. Ma attenzione, come ho già detto non esiste una formula matematica e ognuno reagisce in modo diverso di fronte alle avversità o in determinate circostanze. Si fa però in modo che i ragazzi acquisiscano delle competenze trasversali per affrontare problemi o situazioni di stress».
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