«Ho detto no perché è un ricatto»

28 Agosto 2015

Due figli piccoli, il mutuo della casa, ha scelto di restare precaria

L'AQUILA. Fra le 71mila domande presentate dai precari della scuola per il piano straordinario di assunzioni previsto dal governo con la riforma della Buona scuola non c'è quella di Fabrizia Ciammitti, mamma quasi 40enne di due bambini che quest'anno frequenteranno la prima e la seconda elementare e docente alle medie di italiano, storia e geografia. Una scelta dettata non soltanto dalla paura di smembrare il nucleo familiare: a spingerla c'è anche un moto di «ribellione» verso un sistema che «ti mette davanti a un bivio senza uscita, come un ricatto, con un gesto di terrorismo psicologico». «Ho scelto di non fare domanda perché sono una giovane mamma e non voglio tornare indietro come se avessi 25 anni», spiega Fabrizia, «ora ho due bambini piccoli e una casa appena sistemata e da finire di pagare con mio marito. Non me la sono sentita di fare un salto nel buio partecipando a un gioco le cui regole non sono state chiare sin dall'inizio».

Fabrizia è tra quei docenti precari che hanno deciso di restare a insegnare nella sua provincia, L'Aquila, dove proprio ieri mattina ha preso la sua nomina per una supplenza di un anno, e all'Aquila spera di rientrare con la graduatoria dell'anno prossimo. «La mia famiglia e la vita costruita in anni di lavoro vengono prima di tutto», spiega. Il piano straordinario di assunzioni, per la giovane docente, «è fallimentare, perché ci considera come numeri e calpesta la nostra dignità». A spaventare Fabrizia più di ogni altra cosa, è il fatto che, secondo la riforma, se non scegli sei fuori dai giochi, vieni cancellato dalle graduatorie. «E in un baleno», aggiunge, «ti vedi cancellare 10 anni di precariato e viaggi avanti e indietro nella neve per andare a fare il tuo lavoro». A rendere difficile quella che Fabrizia definisce «una deportazione» è anche lo stipendio scarno: «Paradossalmente, un docente di ruolo prende meno di un supplente, e con 1.150 euro nette come fai a sostenere due case diverse?». (m.g.)