«Ho mandato tutti via per riprovarci capo di me stesso»

9 Ottobre 2014

PESCARA. «Gli impegni e le abitudini sono diventati meno assidui, mancano gli incassi di una volta e mi manca sostanzialmente il lavoro di una volta, ma io continuo ad aggiornarmi lo stesso, continuo...

PESCARA. «Gli impegni e le abitudini sono diventati meno assidui, mancano gli incassi di una volta e mi manca sostanzialmente il lavoro di una volta, ma io continuo ad aggiornarmi lo stesso, continuo a cercare i tessuti più belli, migliori, e il tempo lo riempio comunque».

Silvano Giannandrea ha imparato a fare il tappezziere a 11 anni. Per 38 anni ha lavorato nel suo laboratorio di via Gran Sasso, arrivando ad avere cinque dipendenti e un negozio a due piani di 200 metri quadrati. Poi, un anno fa, «la decisione soffertissima» di mandare tutti a casa e di dimezzare anche i locali: chiusa la sala espositiva del piano terra, è rimasto il piano di sopra adibito a laboratorio e sala esposizione e dove a lavorarci è solo lui.

«Non è una cosa piacevole, devi far fronte solamente alle tue capacità, perché il momento è quello che è. L’impegno tutto sommato ce l’ho sempre», spiega l’artigiano, «ma non ha niente a che vedere con quello che facevo prima. Perché di fatto non si lavora più, per tutto un insieme di cose non c’è più richiesta come una volta. Io adesso faccio lo stesso lavoro, sì, ma in forma ampiamente ridotta, perché ho 62 anni e alla pensione non ci penso minimamente. Di energie», va avanti, «ne ho ancora tantissime, anche se non c’è prospettiva, non c’è più soluzione a una situazione in cui nessuno spende più, perché la gente ha i soldi contati. È cambiato proprio tutto, è il dramma di tutti quanti».

«In 38 anni di attività ho fatto di tutto, tendaggi, tappezzeria, tutto quello che concerne l’arredo. Ma sono finite le commesse, le tasse continuano ad arrivare e ho deciso di togliere il personale. Il primo giorno da solo», confida Giannandrea, «è stato strano, una sensazione di disagio totale, ma passato quello mi sono rimboccato di un altro giro le maniche già accorciate e ho ricominciato, non si può fare diversamente».

Il futuro? «Con il laboratorio», risponde Silvano Giannandrea, «penso che posso ancora resistere, ma non posso contare sulla forza altrui, solo sulle mie possibilità. Perché non c’è proprio più possibilità di tenere personale assunto. Ma di questo passo non so dove si arriva, dove ci vogliono portare. Stanno rovinando i valori più veri, del lavoro, del saper fare. A me fa specie per le generazioni future. Per il resto io continuo a fare quello che ho sempre fatto, anche se in forma ridotta, anche se non si lavora più. Perché questo so fare».©RIPRODUZIONE RISERVATA