«Ho picchiato Bucco per due volte, ma non sono l’assassino»

Delitto di via Leopardi, parla l’indagato: «Doveva darmi vernici e una tv, quel pomeriggio ero con la mia compagna»
PESCARA. «Non avrei mai ucciso per una sciocchezza del genere. E’ vero che ho menato due volte a Nicola Bucco perché non mi ha restituito 189 euro dati per vernici e per una tv mai ricevuti ma sono innocente, non so neanche dove abitava quello: non c’entro nulla con l’omicidio». Giuseppe Del Rosario, 65 anni, trascorre le giornate al porto e, in particolare al piccolo bar vicino al mercato ittico, dove conosce tutti. E’ lì che tre mesi fa, come racconta, ha conosciuto Bucco, l’operaio di 53 anni ucciso il 14 novembre e per cui Del Rosario, residente a Chieti, ex dipendente del Comune ed ex custode del mercato di piazza Malta, è l’unico indagato per omicidio volontario. «Perché sono indagato solo io?», si domanda l’uomo, difeso dall’avvocato Pierluigi De Virgiliis e iscritto sul registro degli indagati come atto dovuto per permettere agli inquirenti alcuni accertamenti irripetibili. Del Rosario esordisce raccontando: «Ho menato due volte a Bucco ma coltelli no, non li ho mai usati. La lite era nata non da un computer, ma perché Nicola mi aveva chiesto se volevo comprare vernici, catrame e un televisore. Se posso aiutare qualcuno lo faccio e così ho accettato e, prima di ricevere la merce, gli ho dato 200 euro e lui mi ha dato il resto di 11 euro perché il tutto veniva 189 euro». Trascorre il tempo, spiega ancora l’ex custode del mercato in pensione da un anno e mezzo, «ma quel materiale non arriva. Bucco prendeva sempre delle scuse e così l’ho menato. I frequentatori del bar sapevano di questo debito e anche il barista», dice Del Rosario riferendosi a Vittorio Massacesi, l’amico e coinquilino di Bucco, il primo a scoprire il corpo nella casa in via Leopardi. «Appena io arrivavo al porto, so che il barista avvertiva Bucco, così lui evitava di incontrarmi. Quella mattina stavo ancora per alzare le mani ma alla fine Bucco mi ha detto che mi avrebbe restituito i soldi. Me l’ha detto davanti al barista: tutti sapevano». Quella mattina è il giorno dell’omicidio e Del Rosario, come fa quasi quotidianamente, lascia Chieti per Pescara dove ha una barchetta di sette metri che è stata anche perquisita in questo periodo di indagini, quelle degli agenti della squadra Mobile di Pierfrancesco Muriana. Come ha trascorso la giornata? «Intorno alle 11 ero al porto. Ho visto Bucco, stavo di nuovo per alzare le mani quando lui mi ha detto che mi avrebbe restituito i soldi. L’hanno sentito tutti, anche il barista. Intorno alle 11.30 sono partito per Chieti dove ho pranzato e alle 15 ho accompagnato la mia compagna a lavorare sempre a Chieti. Poi sono tornato a casa». E’ tra le 14 e le 16 che l’autopsia ha fissato l’orario della morte dell’operaio. Prosegue Del Rosario: «Sono rimasto a casa a Chieti e intorno alle 16.30 ho anche ricevuto la telefonata della mia compagna. Mi ha chiesto: “Ma non vai a Pescara a prendere i soldi?”. E le ho risposto di no, che Bucco me li avrebbe lasciati al bar. Anche questo sapeva il barista Massacesi che adesso mi guarda con una faccia odiosa, ma io non ho fatto nulla e non ho niente da nascondere. Qui al porto conosco tutti», si difende l’uomo, «ma non so né i cognomi né dove abitano. E non sapevo dove abitasse Bucco. Avevo il suo numero del telefonino solo perché una volta lui mi ha chiamato. Dicono che Bucco ha aperto la porta al suo assassino. A me l’avrebbe sbattuta in faccia perché mi temeva, aveva paura di me». Si sente un «lebbroso», Del Rosario, quando va in giro per Chieti dove, come aggiunge, «sono una persona conosciuta perché ho lavorato per tanto tempo al mercato. Io non ho fatto nulla», continua a ripetere descrivendo l’operaio morto come un «tipo solitario, che stava sempre attaccato a Massacesi». Passa un pescatore e lo saluta chiamandolo “Peppino”, il nome che Massacesi indicò come la persona che aveva litigato con Bucco per un computer. «Ma che c’entra il computer? Era materiale nautico, vernici e catrame. Ce l’ho un computer ma l’ho acquistato per i fatti miei, non da Bucco. Figurarsi se per 200 euro vado in galera. Non volevo solo perdere la faccia, per questo ho alzato le mani su Bucco ma con l’omicidio non c’entro e non so chi possa essere stato».
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