Hotel della Asl pagato 150mila euro in più

Montesilvano, la Corte dei Conti: le perizie dicevano un milione, poi il prezzo fu aumentato. Ma nessuno è responsabile
MONTESILVANO. Nessuno ha responsabilità per lo stato di degrado dell’hotel Paradiso, l’albergo con piscina comprato dalla Asl di Pescara nel 2004 per farne una residenza per disabili mentali e pagato quasi 1,2 milioni di euro più Iva. Ma la sentenza della Corte dei Conti che ha assolto l’ex direttore generale della Asl Claudio D’Amario, attuale subcommissario alla Sanità in Campania, e l’ex dirigente Franco D’Intino revocando il pagamento di 180 mila euro di danni per una struttura comprata e rimasta chiusa da 12 anni, svela un dettaglio ignoto e che vale quasi 150 mila euro. Ripercorrendo l’operazione immobiliare ideata dall’allora direttore generale Angelo Cordone, i giudici contabili rilevano che l’hotel di tre piani alle spalle della pineta di Santa Filomena, tra via Firenze e via Napoli, fu pagato almeno 148.850 euro in più rispetto alle perizie dell’Agenzia del Territorio. Una valutazione, dicono i giudici, «assai approssimativa». La Corte dei Conti, senza addossare responsabilità, parla di «una grande superficialità della Asl nel suo complesso». E i giudici tirano in ballo proprio Cordone per la sua decisione «unilaterale» di pagare l’immobile più del prezzo stimato: prima dell’acquisto, dice la sentenza, lo stabile fu valutato in 995 mila euro, gli arredi del bar 26.600 e quelli della cucina 18 mila al netto dell’Iva: un totale di 1.039.000 euro. «Successivamente», sottolinea la Corte dei Conti, «in base a una stima unilaterale di Cordone, fu accettata la somma più alta su proposta del venditore». Cioè 1.187.850 euro più Iva. Così recita la sentenza: si rileva «una grande superficialità nella gestione dell’intera vicenda da parte della Asl nel suo complesso (e in particolare del direttore generale pro tempore in ordine all’acquisto dell’immobile, con una valutazione assai approssimativa della congruità del prezzo, aumentato a seguito delle richieste del venditore e senza una stima particolareggiata dei costi per porre in attività la struttura in relazione agli scopi». Infatti, poi, si scoprì che per trasformare l’albergo in una residenza per disabili mentali sarebbero stati necessari circa 800 mila euro di lavori. In seguito, il successore di Cordone, Antonio Balestrino provò a rivendere l’hotel per fare cassa ma fu impossibile per i vincoli della prima cartolarizzazione dei debiti della sanità abruzzese decisa dalla Regione all’epoca di Giovanni Pace presidente. Poi, con Gianni Chiodi governatore, è stato D’Amario a mettere in vendita l’hotel ma le aste, con una base di 1,4 milioni, sono andate deserte: la Corte dei Conti ha giudicato corretto il comportamento di D’Amario e ha stabilito che l’ex manager non è responsabile per i danni arrecati da vandali e disperati.
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