Hotel Rigopiano, ricorso respinto «La valanga? Il sisma non c’entra»

15 Giugno 2022

Sulla base della perizia, il Tribunale civile di Milano boccia la richiesta di indennizzo della proprietà E ora i legali delle famiglie delle vittime chiedono di inserire anche questo studio nel processo penale

PESCARA. Alcuni avvocati delle parti civili presenti nel processo penale sul disastro di Rigopiano stanno valutando la possibilità di produrre agli atti del processo in corso a Pescara, una sentenza del tribunale civile di Milano che ha respinto il ricorso di indennizzo avanzata dalla proprietà dell’hotel distrutto dalla valanga, contro una compagnia di assicurazioni che copriva eventuali danni da terremoto. I periti nominati dal giudice milanese hanno sostenuto che la valanga che il 18 gennaio del 2017 ha travolto il resort facendo 29 vittime fra ospiti e personale dell’hotel, sia stata provocata da un distacco naturale, escludendo quindi ogni possibile relazione con le scosse di terremoto. I legali vorrebbero a questo punto introdurre questa consulenza tecnica sia nel processo civile in corso all’Aquila contro gli enti pubblici, sia nel processo penale di Pescara che si trova davanti al giudice per l’udienza preliminare Gianluca Sarandrea, che dovrà giudicare i 30 imputati con il rito abbreviato.
La tesi dei periti nominati dal tribunale di Milano punta su un fatto tecnico: e cioè sulla distanza del luogo del disastro dall'epicentro del terremoto. Oltre i 25 chilometri, sempre secondo i consulenti, la possibilità di innesco sismico verrebbe meno. E visto che la zona dell’hotel distrutto si trova a oltre 40 chilometri di distanza dall’epicentro, la causa della valanga non può ricollegarsi al terremoto. Ricordiamo che questo problema legato alla causa della valanga rappresenta il punto cruciale della perizia che il giudice pescarese ha affidato a un pool di esperti che devono ancora depositare le loro conclusioni. Una terza perizia, necessaria proprio perché la consulenza della pubblica accusa sosteneva la stessa tesi dei periti di Milano, mentre quella della difesa la tesi opposta, legata al terremoto.
Va detto anche che la sentenza milanese di cui si parla risale al novembre 2021 ed è già stata appellata a gennaio scorso, e quindi non è definitiva. L’avvocato Romolo Reboa, che assiste una decina di parti civili a Pescara e nella causa aquilana, da tempo si sta battendo perché tutte le informazioni tecniche vengano condivise fra i periti delle cause civili e penali. E in questo senso, dalle parti in causa all’Aquila (anche se con l’opposizione dei legali degli enti) è già stata avanzata una richiesta di accesso agli atti del processo penale di Pescara, accolta dal giudice, per condividere tutte le informazioni acquisite dai vari consulenti.