I balneatori alla carica: subito i lavori antierosione

3 Marzo 2019

Nella zona al confine con Francavilla l’intervento del 2018 non è stato ultimato Intanto gli operatori sollecitano l’accelerazione degli interventi di riqualificazione

PESCARA. «È tutto fermo, morto. Non si muove nulla per il ripascimento» della zona sud di Pescara, quella al confine con Francavilla. E i balneatori colpiti dall’erosione sono preoccupati, ma ancora di più «scoraggiati» perché si annuncia una stagione difficile. In questo tratto le mareggiate «si sono mangiate mezzo metro e servirebbero 10-15mila metri cubi di sabbia in tutta la vasca», dice Angelo Sissa dello stabilimento Il Pirata. Quando parla di “vasca” si riferisce al suo stabilimento e ad altri tre e cioè «Corallo, Ombretta e Venilia», tutti interessati dallo stesso problema. «I lavori», spiga Sissa, «andavano realizzati l’anno scorso, a primavera, e invece sono stati avviati a stagione aperta. C’è stato un massacro», i bagnanti imprigionati dai cantieri «hanno protestato ed è stato rinviato tutto a settembre 2018, ma poi non è stato fatto niente. E quest’anno il problema è sempre lì. Io non chiedo più niente a nessuno perché fino a oggi abbiamo ricevuto solo promesse, e mi riferisco al sindaco Marco Alessandrini e ad Enzo Del Vecchio, che qui hanno fatto unicamente campagna elettorale. Speriamo che si muovano, altrimenti si arriva a giugno. Altrove i lavori di questo genere si realizzano d’inverno» e a Francavilla, giusto oltre il confine, sono già in corso da un po’. «Il sindaco Antonio Luciani, a Francavilla, lavora a tutto spiano» preoccupandosi «della prossima estate dei cittadini e degli operatori del settore balneare mentre Pescara dorme», ha scritto Sissa su Facebook in uno sfogo in cui parla di «dieci anni di torture». Il balneatore chiede «a Regione e Comune di attivarsi perché è già tardi» e sollecita «una maggiore attenzione sul mare, l’unica risorsa che abbiamo».
Lo stesso appello a concentrarsi su questa porzione della città arriva da due operatori che lavorano più a nord, e cioè Andrea Berardinelli, dello stabilimento Aretusa, e Andrea Lancia, del lido Mila, sul lungomare Papa Giovanni XXIII, alle prese dall’anno scorso con il cantiere per la riqualificazione della riviera sud (il cui primo lotto si è rivelato molto più lungo del previsto). Berardinelli commenta che si «dovrebbe procedere a spron battuto», in vista dell’estate, «sul lungomare e anche in via Pepe, o almeno questo vorremmo. E invece i lavori procedono a rilento e i tempi di conclusione non sono certi». O meglio, sono arrivate delle rassicurazioni dal Comune «ma ci annunciano scadenze che poi non corrispondono al vero perché i tempi si dilatano. Un altro problema è l’occupazione con scarti e inerti dei parcheggi: ora non servono, ma anche su questo temiamo che non vengano liberati in tempo per l’estate. Potrebbe accadere la stessa cosa dell’anno scorso, quando i lavori sono stati interrotti solo il 20 luglio, nonostante le promesse, e il cantiere ha bloccato le nostre attività, fino a chiudere gli ingressi».
«Davanti la mia porta c’è il cantiere aperto», fa notare Lancia. «E noi siamo l’unica luce accesa perché qui ci sono dei dipendenti e non possiamo fermarci. Con tutti questi lavori i parcheggi sono stati distrutti e il cantiere che doveva durare 180 giorni si protrae da 360 giorni, e potrebbero servire altri tre mesi. Ora è cominciato anche il secondo lotto, che avevamo chiesto di rinviare a settembre ma la commissione Lavori pubblici del Comune si è mostrata come un muro di gomma. Capisco bene chi dice di essere pronto a lasciare Pescara».