I balneatori: noi ci siamo ma serve più chiarezza

Gli operatori cittadini: la stagione è arrivata, ci facciano sapere come regolarci E tra ansia e incertezze, prevale l’ottimismo: vogliamo partire il prima possibile
MONTESILVANO. Le manutenzioni sono iniziate già da qualche settimana, ma attualmente i balneari sono sospesi in una sorta di limbo che non gli consente di allestire le proprie spiagge e che crea grande preoccupazione per la stagione estiva 2020.
C’è grande attesa da parte della categoria per le linee guida che saranno disposte a livello nazionale e regionale. Quale sarà la distanza tra un ombrellone e l’altro? Quali le regole che i concessionari dovranno osservare per garantire la sicurezza? Quali i servizi possibili?
Tra tante incertezze, alcuni punti sembrano ormai chiari a tutti: niente assembramenti, niente sport sulla spiaggia né giochi per bambini, niente comitive sotto la stessa palma né grandi tavolate agli stabilimenti, così come sarà bandita la movida notturna. In una frase: non sarà un’estate come le altre. E se questo crea preoccupazione per tutti i balneari di Montesilvano, sembra non mancare nella maggior parte di loro la voglia di dare subito l’avvio alla stagione.
«Attendiamo con ansia le disposizioni», evidenzia Elio Di Giuseppe dello stabilimento Sabbia d’oro, «pur sapendo che sicuramente sarà un’estate diversa. Nel nostro caso, ad esempio, da anni puntiamo su una clientela sportiva, con diversi campi sulla spiaggia dove praticare beach volley, beach tennis, beach soccer. Sicuramente questo non sarà possibile perché si tratta di attività che prevedono vicinanza e contatto fisico. Per il resto siamo pronti a gestire tutto ciò che ci verrà imposto a livello di sicurezza, che potrebbe essere regolamentata internamente come avviene ad esempio con l’Hccp per quanto riguarda la somministrazione di alimenti. Vigileremo per quanto possibile, ma ci auguriamo che i clienti facciano la propria parte perché non possiamo trasformarci in sceriffi».
A dirsi fortemente preoccupato anche Leo Di Giovanni de La Riviera. «Le nostre concessioni non sono grandi come quelle di Pescara ad esempio, per cui se davvero le distanze tra un ombrellone e l’altro dovessero essere esagerate, ci converrebbe quasi non aprire», evidenzia. «E poi considerando che l’80-90% dei nostri clienti sono degli habitué, come facciamo a scegliere a chi dare l’ombrellone? A sorte? Mettendolo all’asta? In questo modo si rischia di vanificare il lavoro di fidelizzazione frutto, nel mio caso, di 70 anni di attività». Di pari passo con la riduzione degli incassi, c’è poi l’aumento dei costi. «Dobbiamo sanificare tutto, prevedere del personale che vigili tutta la notte sulla spiaggia, trasportare altrove tutti i giochi per bambini che non possono essere utilizzati. A questo si aggiungono le tasse che sono altissime», ricorda Luca Ciaramellano di Bagni Luca. «Per non parlare del personale. Ci sarà gente disposta a lavorare con guanti e mascherina a 40 gradi?». A guardare il futuro con più ottimismo è invece Pina Silvetti di Bagni Bruno, che nonostante i timori per l’emergenza non rinuncia al suo travolgente entusiasmo. «Siamo prontissimi, vogliamo partire il prima possibile», confessa. «Avremo degli ombrelloni in meno per la nostra sicurezza e per quella dei nostri clienti, dovremo rinunciare ai tantissimi emigranti che a luglio tornavano ad affollare il nostro stabilimento e sarà senza dubbio un’annata magra. Ma non importa, anche perché sono tanti i locali che ci stanno già chiamando per prenotare l'ombrellone. Quanto alle attività di sanificazione, chi lavora con me lo sa che ho sempre adorato la candeggina».
Se Bagni Bruno dovrà probabilmente rinunciare agli stranieri, rischia di perdere un’altra tipologia di clienti, invece, Gabriella Silvestri dello stabilimento La Saturnia, dove il 30% di ombrelloni e palme è occupato abitualmente da comitive di giovanissimi. «Abbiamo tante famiglie», evidenzia, «ma anche molte comitive che ci scelgono per i diversi campi da gioco ai quali dovremo rinunciare per questa stagione. Se sotto ogni ombrellone ci potrà stare solo il nucleo familiare, allora davvero non abbiamo soluzioni per loro». Tra i problemi per lo stabilimento di via Metauro anche quello dei clienti fissi, pari a circa l’80% degli ombrelloni totali. Ma, anche in questo caso, le difficoltà non abbattono il morale. «Siamo già tornati nello stabilimento per avvantaggiarci», chiosa Silvestri, «così da essere pronti per partire appena sarà possibile e recuperare il mese già perso finora».
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