I buttafuori obbligatori per legge

15 Dicembre 2018

Un operatore della Daga security: troppo spesso si fa ricorso a figure non qualificate

PESCARA. «Tutti i locali devono avere per legge un addetto alla sicurezza, lo prevede il decreto Maroni del 2009 che va a uniformare e ad abilitare la figura dell’addetto alla sicurezza per la prevenzione, il controllo e la salvaguardia di pubblica incolumità. Ma quanti operatori del divertimento, per questo, si rivolgono a professionisti? La prassi è che spesso a fare il buttafuori si chiami l’amico che per 50 euro sta davanti al locale. Ma che, se succede qualcosa, non sa da che parte cominciare». La denuncia arriva da Luigi Azzaro, security manager e amministratore della società Nemesi Defense pro, che opera con il marchio Daga security. Con un pacchetto di 72 persone abilitate alla vigilanza, ne ha 25 formate solo come operatori di sicurezza. «Un ruolo», rimarca Azzaro, «che non è solo di controllo e prevenzione per allontanare persone moleste, ma è abilitato anche al primo soccorso e alla gestione delle emergenze con la competenza, anche, di controllare la capienza e preventivamente anche le uscite di sicurezza del locale, in modo da sapere come muoversi in caso di emergenza. Un ruolo spesso sottovalutato dagli operatori che su questa voce tendono a risparmiare, dimenticando le competenze e il ruolo che può svolgere nella tutela dell’incolumità pubblica». A cominciare dai controlli davanti al locale: «Non possiamo perquisire direttamente, come le forze dell’ordine, ma possiamo però chiedere al cliente di mostrarci che cosa ha in borsa o nelle tasche, e al rifiuto possiamo chiamare le forze di polizia. E abbiamo il metal detector. Strumento che però non sempre è richiesto perché ritenuto respingente per la clientela. Ma si dimentica che quel controllo lo facciamo prima di tutto per le persone che si vanno a divertire». Quanto alla tragica vicenda di Corinaldo, Azzaro non ha dubbi: «A 15 anni i ragazzi non devono stare nei locali, se non ci sono figure qualificate che ne garantiscono la sicurezza. Non devono starci perché a 15 anni comunque l’alcol lo consumano, magari anche prima di entrare. Ma se succede qualcosa non hanno la lucidità per capire come comportarsi, sono più facilmente preda del panico collettivo. Quello che è successo a Corinaldo è avvenuto in un contesto assimilabile a tanti altri che si verificano a Pescara». (s.d.l.)