I cacciatori sono pronti a chiedere i danni

Morelli (Federcaccia) e Cirese (Enalcaccia) scrivono alla Regione: non può bloccarci fino al 2 ottobre
PESCARA . L’immediata rimozione della nota apparsa sul sito della Regione, attraverso la quale «è stato reso noto il divieto di esercizio dell’attività venatoria prima del 2 ottobre, in assenza di ogni determinazione della Giunta regionale in tal senso». Anche i cacciatori fanno sentire la propria voce, minacciando azioni legali collettive «nei confronti di chi ha voluto emanare tale proclama, in palese contrasto con gli atti approvati dalla Giunta». Questo quanto si legge in una nota a firma di Ermano Morelli, presidente di Federcaccia Abruzzo, e di Ivano Cirese, presidente regionale di di Enalcaccia. Secondo le associazioni, in teoria, l’ordinanza del Tar Abruzzo non vieterebbe la caccia alla tortora nelle giornate «del 28, del 29 e del 30 settembre», visto che non ha annullato quella parte di calendario venatorio approntato dall’assessorato guidato da Emanuele Imprudente, che prevede la possibilità di cacciare il volatile «a partire dalla terza domenica di settembre», ma solo con la tecnica dell’appostamento. «Il comunicato della Regione è grave», dice Cirese, «perché non ottempera alla decisione del Tar. La Regione vuole inficiare l’attività venatoria. Per noi è diventata una questione di sacrosanto principio in difesa di tutti i cacciatori dal costante mancato rispetto delle leggi in nome di un ambientalismo distorto». In Abruzzo, sottolinea Cirelli, tra parchi, riserve e altre aree protette «alla caccia è aperto il 40% del territorio. I cacciatori sono esasperati, perché in fondo a caccia si va per periodi limitati nell’arco dell’anno. Non si capisce perché in questi tre giorni la caccia non sia stata riaperta». I cacciatori hanno chiesto alla Regione di rimuovere dal sito il comunicato. «Se non lo farà dovremo chiedere perché», dice ancora Cirese, «e chi ci ha portato a questa situazione che ha impedito a tutti i cacciatori di vivere la propria passione nei prossimi giorni, per la quale sono stati sostenuti ingenti costi anche per il pagamento della tassa regionale». Le spese, sottolinea , sono tutt’altro che lievi: 173 euro l’anno tassa di concessione governativa, 66 euro di tassa regionale, altri 66 (o più) per ammissione o iscrizione all’Atc, altri 100-150 per la quota associativa che comprende anche l’assicurazione venatoria, oltre alle spese per armi e munizioni, abbigliamento tecnico, e per il mantenimento dei cani. (a.bag.)

