I capitali della ’ndrangheta riciclati a Pescara, 4 arresti

2 Novembre 2024

Sotto accusa un napoletano vicino ai clan: aveva rilevato Le Terrazze in centro

PESCARA. La procura di Pescara alza il velo sulle infiltrazioni economiche da parte della criminalità organizzata che da tempo ormai tenta di inserirsi nel tessuto economico della città, e fa scattare delle misure cautelari che coinvolgono un personaggio di spicco della malavita organizzata campana con legami con la ’ndrangheta calabrese, che era già nel mirino di altre procure per la definizione di misure di prevenzione da adottare nei suoi confronti, e una nota famiglia di imprenditori della ristorazione pescarese spesso al centro di operazioni illecite. Stiamo parlando del napoletano Pasquale Garofalo, finito in carcere, e della moglie del noto imprenditore Adamo Di Natale, Anna Paola Cavaliere, agli arresti domiciliari insieme al contabile del napoletano, Enzo Mazzocchetti, e della sua più stretta collaboratrice, Laika D’Agostino, entrambi pescaresi. Trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio, utilizzo di beni e denari di provenienza illecita, bancarotta fraudolenta. Sono i reati che a vario titolo la procura di Pescara, con in testa il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Luca Sciarretta, titolari dell'inchiesta, contestano ai protagonisti di questa vicenda giudiziaria, inseriti nella misura cautelare firmata dal gip Francesco Marino.
TUTTA LA FAMIGLIA
L’intera famiglia Di Natale risulta indagata e cioè, oltre alla Cavaliere, anche il marito Adamo Di Natale e il loro figlio Federico che negli ultimi anni aveva gestito il ristorante Le Terrazze Roof Garden, quello che una volta era uno dei più prestigiosi della città. La famiglia Di Natale si sarebbe prestata a favorire l’ingresso di Garofalo in città fornendogli la copertura di facciata con l’intestazione fittizia, quali prestanome (nel caso specifico da parte della Cavaliere), della società Floor Six, costituita il 29 luglio del 2022 per gestire l’attività delle Terrazze.
CAPITALI ILLECITI
Garofalo avrebbe investito in questa operazione 800mila euro, una piccola parte dei 60 milioni di euro che le indagini milanesi avrebbero accertato essere frutto di altre operazioni economiche illecite sviluppate appunto a Milano, dove il napoletano aveva ormai la sua sede operativa e dove è rimasto anche coinvolto in un’altra complessa indagine della direzione distrettuale antimafia di Milano.
«CRIMINALITà ECONOMICA»
Le indagini sono state portate avanti dalla polizia municipale proprio perché partite da una serie di accertamenti amministrativi sulle Terrazze: su chi le gestiva effettivamente, sui dipendenti, se regolarizzati o meno, e via dicendo. Una intensa attività di intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno poi permesso di focalizzare ogni aspetto della vicenda e chiarire i contorni dell’operazione che il napoletano Garofalo voleva portare a termine. «La delicata e complessa indagine, articolata e tuttavia portata a compimento in tempi brevi anche allo scopo di interrompere la consumazione di condotte illecite», scrive il procuratore Giuseppe Bellelli in una nota, «è stata posta in essere sotto la puntuale e costante opera di direzione della procura di Pescara, da tempo concentrata sulla tematica della repressione della criminalità economica, e in particolare del grave e preoccupante fenomeno del riciclaggio di ingenti capitali di origine illecita, sempre più diffuso nel territorio pescarese, soprattutto a causa di plurime iniziative ad opera di soggetti aventi a vario titolo rapporti con associazioni di tipo mafioso, nonché di soggetti che si prestano, dietro remunerazione, a fungere da prestanome di attività economiche apparentemente lecite e di consulenti finanziari che agiscono in violazione della normativa posta a garanzia e tutela della trasparenza e delle leicità delle attività economiche e delle transazioni commerciali». È un passaggio che in sostanza fotografa perfettamente tutta l’inchiesta.
SOLDI DA MILANO
La contestazione principale che viene mossa al Garofalo, quella di impiego di capitali illeciti, è ben spiegata nell’imputazione. Parte da Milano dove gli erano stati contestati reati pesanti di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, bancarotte patrimoniali, «dai quali conseguivano negli anni 2015 al 2022, illeciti profitti per oltre 60 milioni di euro, e parte di tale denaro, 800mila euro, usata per rilevare dalla famiglia Di Natale la gestione dell’attività di ristorazione, Le Terrazze Roof Garden, ripianando anche tutti i debiti maturati dalla gestione precedente facente capo a Di Natale, e ciò anche mediante la costituzione della società Floor Six, fittiziamente amministrata e appartenente a Anna Paola Cavaliere».
DISTRAZIONE DI DENARO
Il reato di trasferimento fraudolento di valori viene invece contestato a Garofalo, Cavaliere, Mazzocchetti e D’Agostino. Infine, i reati di bancarotta fraudolenta riguardano tutta la famiglia Di Natale (padre, madre e figlio) e tutti gli altri indagati (Garofalo, Cavaliere, Adamo e Federico Di Natale e Alessandro Iezzi) in relazione alla società Stellari Group, per una serie di distrazioni di denaro.
SEQUESTRO DA 800MILA EURO Ma l’inchiesta, come afferma la procura, non è ancora terminata e peraltro ieri mattina gli inquirenti hanno proceduto ad una serie di perquisizioni anche nei confronti di altri indagati (ce ne sono diversi) oltre quelli che figurano nella misura cautelare. Disposto, a carico del napoletano Garofalo, anche il sequestro degli 800 mila euro che costituiscono il profitto del reato di autoriciclaggio.
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