I cento Oss rimasti senza lavoro: l’ultima speranza è il concorso

Assunti in piena emergenza Covid come interinali, a fine contratto sono stati tutti sostituiti dalla Asl «Abbiamo saltato riposi e ferie. E ora non sappiamo se un anno in trincea ci varrà come punteggio»
PESCARA. Speravano di essere assunti dalla Asl, dopo aver lavorato in ospedale durante l’emergenza sanitaria per il coronavirus, come interinali, reclutati attraverso una agenzia. E invece molti degli operatori socio sanitari ingaggiati a tempo dalla Asl per fronteggiare la pandemia sono tornati a casa alla scadenza del contratto, pochi giorni fa, e sono stati sostituiti dal personale che la Asl ha individuato tramite un avviso pubblico e ha assunto a tempo determinato. Si è infranto così il sogno degli Oss, un centinaio in tutto, che hanno vissuto la pandemia in prima linea. Ora, però, si annuncia una nuova possibilità per loro, e cioè un concorso – nei prossimi mesi – per diventare dipendenti Asl a tempo indeterminato. Intanto la polemica cresce e questa mattina il consigliere regionale Domenico Pettinari, del M5S, terrà una conferenza in piazza con una delegazione di Oss.
Dalle parole degli Oss rimasti disoccupati, dal racconto di un anno che li ha formati, temprati e fiaccati, si intuisce l’amarezza per come sono andate le cose. «Sapevamo che alla fine del contratto saremmo tornati a casa ma nel frattempo sono stati pubblicati due avvisi dalla Asl, uno per Oss e l’altro per infermieri, e ci era stato annunciato che sarebbe stata possibile la stabilizzazione, a tempo determinato», spiega uno di loro. «Invece sono fuori dal 30 aprile, dopo tutti i sacrifici che abbiamo fatto in un reparto particolare, dove nessuno voleva andare. Lavorando con i medici e gli infermieri che hanno fronteggiato l’emergenza abbiamo fatto turni massacranti senza mai fermarci un attimo, senza andare neppure in bagno, senza i dispositivi di protezione (all’inizio della pandemia) e senza vaccino, all’epoca. Com’è finita? Che al nostro posto sono entrate altre persone. Le abbiamo dovute formare noi, che in questo anno avevamo già imparato molto. Ora ci sentiamo abbandonati e siamo dispiaciuti perché riteniamo che l’avviso sia stato fatto male. Non sappiamo neppure se questo anno ci è stato riconosciuto, tra i titoli».
«Leggendo l’avviso per gli Oss ho riso perché ho notato la differenza rispetto a quelli delle Asl di Teramo e Chieti», dice polemicamente un’altra operatrice, rimasta senza lavoro ma già in cerca di occupazione perché «ho un mutuo da pagare». «Non è stato previsto il colloquio e tra i titoli riconosciuti c’erano solo quelli di Oss con esperienze pregresse nelle Asl, in strutture convenzionate o accreditate ma non in centri privati. Non so se l’attività in un reparto Covid sia servita, come punteggio, ma so che è stato un anno che mi ha cambiata. Tra i pazienti ho visto il peggio, ho capito cosa vuol dire stare male, non avere l’aria. Abbiamo saltato riposi e ferie e ci bastava il “grazie” di uno dei degenti che si risvegliava e ci stringeva a lungo la mano. Parteciperò anche al concorso per le assunzioni a tempo indeterminato certo, ma ci sarà più concorrenza», conclude.
La Asl, dal canto suo, ripercorre i fatti. All’inizio della pandemia, di fronte all’emergenza, per «potenziare tutti i servizi negli ospedali di Pescara, Penne e Popoli e al Covid hospital», la Asl ha «fatto ricorso anche ai contratti di somministrazione lavoro, a termine, dopodiché ha indetto due avvisi pubblici per l’assunzione a tempo determinato di infermieri e operatori socio sanitari. Il primo ha previsto espressamente, tra i titoli valutabili, il servizio stipulato con agenzie interinali e svolto presso enti pubblici. Questo avviso ha consentito l’immissione in servizio di cento Oss, nelle more di una imminente procedura concorsuale», assicura la Asl.

