I cittadini di Rancitelli: «Qui si vive nella paura»

Porte e cassette della posta sfondate, rifiuti ovunque: «Siamo ghettizzati» E il M5S torna a chiedere l’esercito nel quartiere: «Serve la militarizzazione h24»
PESCARA. Rimangono a sbirciare dietro le finestre o corrono verso casa, a testa bassa. I cittadini «perbene» del Ferro di cavallo non scendono nel piazzale ad ascoltare le parole della pasionaria del M5S Erika Alessandrini che tuona contro i vertici istituzionali, la prefettura e gli organi giudiziari, colpevoli, a suo dire di «voltare lo sguardo» sull’emergenza sicurezza in quello spaccato cittadino dove la legge c’è, sotto forma di divise che ogni giorno pattugliano il territorio, ma dove si spara dalle finestre come la peggiore delle metropoli. I cittadini vanno di fretta, sgommano con le auto, non ne vogliono sapere «delle chiacchiere», si nascondono dietro l’uscio di casa.
Nelle case dagli usci squarciati e le cassette della posta spaccate. Sostengono, nel totale anonimato, di «non avere voce, tanto nessuno ci ascolta», di sentirsi «ghettizzati» e di avere «tanta paura di prendere un proiettile», talmente tanta che «ci spaventa di più l’abitudine ad avere paura». La gente del Ferro di cavallo, questo agglomerato di palazzoni degradati di via Tavo, nel cuore di Rancitelli, teatro di sparatorie e crimini legati prevalentemente alla droga, si rifugia in casa, ultimo baluardo di sicurezza in un territorio presidiato dalle forze dell’ordine (ieri c’erano pattuglie della polizia).
Mentre nel piazzalone lercio di rifiuti sparsi e suppellettili buttate dove capita, si svolge la conferenza stampa del consigliere comunale Erika Alessandrini che annuncia la presentazione in consiglio comunale, oggi, di un «ordine del giorno per porre all’attenzione di tutte le forze politiche l’urgenza di un intervento nelle periferie e in particolare nel Ferro di cavallo, “centrale dello spaccio” della città che negli ultimi giorni ha visto anche un acuirsi di episodi di violenza con accoltellamenti e sparatorie». Accanto a lei, schierati compatti, i consiglieri M5S Giampiero Lettere, Massimo Di Renzo e Paolo Sola. Parla per tutti, la Alessandrini e ne ha per tutti. Dice che la sua è «una chiamata alle armi», che «le periferie sono di tutti». Dice che la soluzione per il Ferro di cavallo è «la militarizzazione h24 di strade e condomini in affiancamento alle forze dell’ordine». L’esercito, il cavallo di battaglia dei pentastellati. E per arrivare all’obiettivo è necessario che si verifichi quanto promesso «dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta, a maggio, che ha dato piena disponibilità ad includere la città di Pescara nell’operazione “Strade sicure”». Per fare ciò «è necessario che il prefetto ne faccia richiesta dichiarando lo stato di emergenza». Il prefetto, Gerardina Basilicata, ma i consiglieri non ne pronunciano mai il nome: «Venga qui a rendersi personalmente conto della situazione invece di leggerlo sui giornali». Secondo la Alessandrini «rifiuta di riconoscere la situazione in cui versano le periferie della città. Che altro deve succedere perché prenda atto della situazione?». Richiama all’ordine «la Regione proprietaria dagli alloggi Ater, gli organi giudiziari, il Comune, le istituzioni tutte, a fare ognuno la propria parte e non voltare più lo sguardo». E chiede un «ufficio speciale per le periferie alle dirette dipendenze del sindaco». (c.co.)

