I comitati: «Verde distrutto e rampe di accesso rischiose»

PESCARA. Contestano i cittadini del Comitato Strada Parco bene Comune «l’eliminazione di siepi e arbusti per tentare di recuperare centimetri nella realizzazione dei marciapiedi» durante i lavori,...
PESCARA. Contestano i cittadini del Comitato Strada Parco bene Comune «l’eliminazione di siepi e arbusti per tentare di recuperare centimetri nella realizzazione dei marciapiedi» durante i lavori, «ma nonostante i tagli indiscriminati con le ruspe, i marciapiedi non superano il metro e 20 di larghezza contro il metro e 50 come prevede il codice della strada», riferisce il vice presidente del comitato, Maurizio Biondi. Biondi elenca cosa «non va» sulla strada parco: «A ottobre ci sarà l’udienza al Tar che dovrà decidere in merito al nostro ricorso, suddiviso in tre parti, riguardante la tutela della strada parco come bene comune, per la salvaguardia del tracciato ciclopedonale». Secondo Biondi, «non è detta l’ultima sul passaggio della filovia in primavera, perché a oggi mancano i bus, il sistema deve essere sottoposto a collaudo e c’è la sentenza del Tar che rischia di sparigliare le carte».
Sulle rampe di accesso all’ex tracciato, il comitato presieduto da Ivano Angiolelli ne ha fatte di battaglie: «Sono tutte eccedenti nella pendenza, le carrozzine col motorino salgono e scendono ma chi conduce a mano la carrozzella fa fatica. E inoltre, in caso di pioggia, diventano scivolose e a rischio ribaltamento», puntualizza Biondi che analizza la questione del verde: «Dopo l’eradicazione delle siepi di oleandro, è arrivata anche la rimozione integrale degli arbusti sempreverde su di un marciapiede irregolare, che non potrà mai essere percorso in sicurezza da alcun utente di via Castellamare». Quindi, «allo stato dannoso dell’arte, le modifiche realizzate sullo stato dei luoghi, nelle more della decisione di merito del Tar, alterano in modo sensibile le condizioni ambientali e di percorribilità dell’area. E in caso di accoglimento del ricorso non sarà agevole un loro ripristino in tempi brevi». Secondo il comitato, dunque, sarebbe stato più saggio «rinviare ogni intervento dopo il definitivo pronunciamento del Tar». Invece «si è voluto ostinatamente forzare i tempi delle lavorazioni grossolanamente eseguite insieme alla regolarità del procedimento amministrativo. Non è con tali metodi inusuali e sprezzanti del patrimonio comune», conclude, «che si persegue la sana e prudente gestione del denaro pubblico e il corretto agire dell’amministrazione». (c.co.)

