I commercianti a Sospiri: «No ai negozi nei capannoni»
CHIETI . Non poteva sperare nel plauso degli operatori commerciali, la proposta di legge depositata dal presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, che prevede la possibilità di trasformare...
CHIETI . Non poteva sperare nel plauso degli operatori commerciali, la proposta di legge depositata dal presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, che prevede la possibilità di trasformare i capannoni industriali dismessi in strutture della media distribuzione. E puntuale, è arrivata la presa di posizione, e con essa la bocciatura all’iniziativa legislativa di Sospiri, da parte di Marisa Tiberio, vice presidente regionale e consigliere nazionale di Confcommercio., e da Daniele Erasmi, presidente regionale di Confesercenti. «Come già espresso da Confcommercio Abruzzo il 19 settembre 2019 con un comunicato stampa, Confcommercio, ribadisce con fermezza il suo no», afferma Tiberio in una nota, «alla proposta di trasformazione dei capannoni industriali in commerciali, progetto di legge firmato dal presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri e che il 10 ottobre andrà in commissione presieduta da Manuele Marcovecchio». L’Abruzzo, prosegue la nota, «è la Bruxelles dei centri commerciali, cioè la capitale europea dell’insensata e massificata presenza in metri quadri di superficie di Grande distribuzione organizzata (Gdo) per abitante».
«Siamo sempre stati contro leggi», dice invece Erasmi, «che favoriscono le speculazione edilizie/commerciali. Più volte nel corso degli ultimi 20 anni ci sono stati tentativi di trasformare gli opifici abbandonati in succulente operazioni di finanza immobiliare. Pensavamo che il testo venisse modificato, invece assistiamo nei primi mesi di nuova legislatura esclusivamente a un picconaggio continuo al nuovo Testo unico del Commercio approvato a luglio 2018. Le leggi per riqualificare le aree industriali dismesse esistono già», aggiunge «e prevedono la possibilità di stralcio e riqualificazione con un progetto organico che non va ad impattare sullo sviluppo armonico delle aree urbane. Qui si vuole dare la possibilità di aprire un centro sportivo di fianco ad una attività produttiva, e poi ancora un area commerciale e via dicendo. Uno scenario che riporterebbe la programmazione dello sviluppo territoriale indietro di oltre 50 anni. Ci opporremo con determinazione».

