I commercianti lasciano il mercato di Fontanelle

18 Maggio 2016

A quattro mesi dall’esperimento avviato dal Comune in via Caduti per Servizio gli ambulanti gettano la spugna: «La gente non scende in strada, andiamo via»

PESCARA. «Non è una questione di soldi, la gente non scende proprio in strada». Gettano la spugna e si preparano a riconsegnare le licenze i commercianti che dallo scorso 17 gennaio hanno abbracciato e realizzato il progetto del mercato sperimentale in via Caduti per Servizio, nel rione Fontanelle promosso dall’assessore al Commercio Giacomo Cuzzi.

Un esperimento nato nel tentativo di curare con la normalità le piaghe sociali della periferia più periferica della città, al confine con Sambuceto e ai piedi del complesso di case popolari dove le persone perbene combattono battaglie quotidiane contro la prepotenza di chi non ha nulla da perdere, e che non sono però riuscite a dare la linfa necessaria al mercato del sabato per aiutare così il rione a rientrare in un tessuto cittadino dove le persone, invece di scappare, arrivano. «Su 12 postazioni iniziali siamo rimasti in quattro», dice Nicola Genobile, patron della macelleria di Torrevecchia Teatina che produce e vende la celebre porchetta, «di mercati ne faccio e ne conosco tanti, ma questo credo proprio che andrà a morire. Più di quello che abbiamo fatto non si può fare». È stato proprio Genobile, a metà percorso, quando ha visto che la gente non scendeva in strada, a fermarsi d’accordo con gli altri colleghi e ad avviare una campagna pubblicitaria con volantini e cartellonistica per lanciare il mercato di via Caduti per Servizio. Ma nonostante questo, le cose sono andate sempre peggio.

«Non ci sta la gente, non possiamo rimetterci», spiega Pachito Greco che il sabato mattina portava in via Caduti per Servizio pane casareccio e dolci freschi. «Stare lì dalle 7 alle 14, otto ore, per non arrivare a fare più di 50 euro, è improponibile. Non solo per quello che non si guadagna, ma anche per tutta la merce che avanza. Abbiamo provato due tre volte a ripartire. Dopo l’inizio a stento ci siamo fermati, Genobile ha fatto i volantini, ma non è cambiato niente. È proprio che la gente non si vede, a parte qualche anziano non gira nessuno. Se stai là non vedi neanche le macchine circolare. Niente. Noi l’impegno ce l’abbiamo messo», va avanti il commerciante, «la gente del quartiere voleva il mercato, e grazie al Comune che ha fatto tutto il possibile, anche per noi, l’hanno avuto. Ma è inutile, non scendono».

Chiede tempo, a nome del quartiere, Nello Raspa, presidente del comitato “Insieme per Fontanelle” che da anni si batte per la legalità nel rione già teatro di attentati incendiari, minacce e soprusi: «La gente deve abituarsi, anche nel quartiere di San Donato il mercato prima di decollare ci ha messo tempo. Ma per far arrivare la gente bisogna che l’offerta sia ampia e costante, altrimenti non è più un mercato. Se c’è un solo fruttivendolo, dov’è la convenienza se non si può scegliere? Al massimo abbiamo visto 4, 5, venditori», va avanti Raspa, «Genobile, un paio di folte il fioraio, un paio di fruttivendoli e quello del pane. E qualcuno ci andava. Ma poi non venivano sempre e non venivano tutti, e allora come fa la gente a venire se non sa quello che trova?».

«È andato male dall’inizio», rimarca Genobile, presente fino a sabato scorso, «il quartiere non risponde. Forse non c’è gente che lo vive davvero, forse non vivono la comunità, non lo so, ma pur volendo continuare a insistere credo che non decollerà mai. Io sono duro a cedere, ma lì proprio non si vedono miglioramenti». La decisione definitiva dei commercianti dovrebbe arrivare oggi, nel corso di un incontro in cui la decisione finale sembra già segnata, come anticipa Greco: «Riconsegnamo le licenze». Ma la voglia di lavorare c’è, ed è per questo che lo stesso Greco lancia una proposta: «In via Ado Moro, vicino al campo sportivo di San Marco, ci sono tante case, il mercato si fa già il martedì, ma potremmo andare lì il sabato, dover attualmente c’è un fruttivendolo con il camion che ha sempre gente in fila. Lì sì che funzionerebbe».

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