I commercianti: «Ma così ci penalizzano»

20 Maggio 2020

Le associazioni di categoria criticano gli orari dei locali: troppo restrittivi rispetto a quelli di altre zone

PESCARA. I nuovi orari fissati dall’amministrazione comunale per i bar, ristoranti e locali della movida non soddisfano gli esercenti. Asottolinearlo sono state ieri le associazioni di categoria durante la loro audizione online in commissione Attività produttive, presieduta da Fabrizio Rapposelli.
Erano presenti in videoconferenza Gianni Taucci, per la Confesercenti; Riccardo Padovano, per i pubblici esercizi della Confcommercio; Carmine Salce, per la Cna; e Barbara Lunelli, per la Confartigianato.
«Le richieste di base sono unanimi da parte di tutte le associazioni», ha detto Rapposelli, «ovvero chiedono certezze, garanzie e regole valide per tutti, fondamentali in un momento di grande caos, dopo un’emergenza sanitaria che ha imposto un lockdown totale per due mesi e una fase 2 che ancora oggi obbliga a una serie di restrizioni».
«Bene la concessione di ulteriori spazi all’esterno, con l’esenzione della tassa di occupazione del suolo pubblico da parte del governo, che io e il mio collega Massimo Pastore avevamo proposto con un ordine del giorno», ha affermato Rapposelli, «ma evidentemente non basta se tutti gli esercenti dell’area della movida hanno scelto, unanimemente, di non riaprire le proprie attività in questa fase 2».
«Innanzitutto», hanno spiegato Lunelli e Salce, «gli operatori chiedono che gli orari siano uguali ovunque, perché non è accettabile che ci siano zone in cui i locali devono chiudere a mezzanotte e altrove possono beneficiare di orari più lunghi, creando così una concorrenza sleale». «Pensare che i locali tradizionalmente frequentati per un aperitivo o un post-cena, debbano chiudere a mezzanotte in piena estate, per tutta la settimana, con una deroga all’una solo il venerdì e il sabato sera, ci pare francamente troppo restrittivo», ha commentato Padovano, «pensiamo soprattutto alla riviera, dove l’operatore si troverebbe veramente a dover togliere la sedia al commensale». «Gli operatori chiedono certezze e, finché non le avranno, non riapriranno le proprie attività», ha osservato Taucci, «il problema non è tanto piazza Muzii, via Cesare Battisti o un’altra zona, ma piuttosto chi controllerà ed educherà l’avventore, affinché resti nei limiti delle norme di sicurezza imposte».
«Teniamo conto che la maggior parte dei locali della movida si occupa di food and beverage», ha aggiunto Taucci, «tutti sono consapevoli che, con le norme anti-Covid, avranno un numero di posti a sedere limitatissimo. Si potrà accedere solo su prenotazione e i locali dovranno necessariamente giocare su una turnazione dell’utenza per arrivare a fine mese».
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