I dentisti: basta con la pubblicità scorretta

Appello al ministro della Salute per tornare alle vecchie regole che regolavano la professione
PESCARA . Visite gratuite proposte per “piani di cure e preventivi”; terapie offerte via mail, senza aver mai visto il paziente; attività che a volte addirittura viene svolta da figure non legittimate all’esercizio della professione odontoiatrica.
A prendere posizione è l’associazione “Cao c’è”, che riunisce presidenti di Albo degli odontoiatri di tutta Italia, e che si appellano al ministro della Salute, Giulia Grillo, affinché si possa tornare alla precedente normativa che regolava la professione. Gli odontoiatri di “Cao c’è”, auspicano «che si possa tornare al controllo preventivo esercitato dall’Ordine professionale di competenza: al contrario, oggi la legge Bersani 248 e il Dpr 137 del 2012 dettano semplicemente alcune regole e parametri cui attenersi (criteri di veridicità e trasparenza, funzionalità, non equivocità, non ingannevolezza o denigratorietà), oggi applicati secondo il decreto sulla libera concorrenza anche a società commerciali. Ed ecco che si può intervenire solo a posteriori e, spesso, passa molto tempo e il diritto alla salute del cittadino è già compromesso, praticamente quando il danno è fatto e non più riparabile: emblematico un caso», spiegano i dentisti, «in cui l’Agcom è intervenuta addirittura dopo sette anni, contro la pubblicizzazione della terapia del cancro con il bicarbonato». Il governo spagnolo ha approvato una normativa per vietare offerte e tariffe scontate: «è ora che anche l’Italia faccia un passo in avanti, anzi paradossalmente indietro… alla vecchia legge, il cui chiaro principio ispiratore è la tutela della salute dei nostri cittadini. Basta», aggiunge l’associazione, «ai dentisti che diventano commercianti, che vendono una pulizia dentale o un impianto come fossero elettrodomestici o pubblicizzano la loro attività professionale come se fosse un negozio. Oggi è previsto solo un controllo ex post sui messaggi pubblicitari in odontoiatria, e in generale nella sanità, sia per le prestazioni individuali che per quelle associative o societarie. E da qui il fioccare di spot di ogni tipo, anche con testimonial famosi, con grande investimento di mezzi e visibilità mediatica: una mercificazione che non deve trovare giustificazione nella legislazione, che impoverisce eticamente i medici. Non bisogna trasformare i pazienti in clienti», conclude “Cao c’è”.

