I docenti: «Impreparati ai contagi Servono infermieri nelle scuole»

8 Settembre 2020

I vice presidi: troppe responsabilità per noi, non possiamo ricostruire i contatti del malato

PESCARA. Gestire un sospetto caso di Covid cominciando dall'isolamento nell'aula apposita e coinvolgendo i genitori. Individuare i contatti avvenuti e interfacciarsi con la Asl. Le linee guida dell'istituto superiore di sanità prevedono in ogni scuola un referente Covid. Un ruolo che può essere ricoperto dal dirigente scolastico, da un docente o dal personale Ata. Un incarico di alta responsabilità a cui il mondo della scuola guarda con insicurezza.
LA MOBILITAZIONE È proprio questo uno dei primi punti criticati da Priorità alla scuola, il movimento che unisce docenti, personale Ata, genitori e che sabato 26 settembre scenderà in piazza a Roma, in una mobilitazione generale. Per prepararsi alla partecipazione alla manifestazione e per fare il punto delle criticità nelle scuole a pochi giorni dal riavvio, la sezione di Pescara dell'organizzazione, coordinata da Francesca Carusi si è riunita ieri in un’assemblea a Villa de Riseis, alla quale hanno preso parte anche i genitori di alcuni alunni della scuola Borgomarino, al centro delle polemiche per la riorganizzazione degli spazi, sacrificando la palestra.
«Nonostante il rinvio», spiega Carusi, «non sarà un rientro in piena sicurezza, soprattutto per le grandi responsabilità che ricadono sulla scuola di fronte a un sospetto o a un caso accertato di Covid. Il referente Covid, secondo le linee guida, sarà un insegnante. In molti casi si tratta di una funzione di cui si stanno investendo i vicepresidi, che non hanno competenze sanitarie, per quanto si voglia formarli. Saranno loro a dover gestire nella scuola un eventuale caso sospetto, con sintomatologia, ma anche la fase di ricostruzione di tutti i contatti che un alunno positivo ha avuto con i compagni, o con i docenti che si spostano tra le classi».
L’INFERMIERE SCOLASTICO Fin dallo scorso aprile il movimento ha chiesto che le scuole diventassero dei veri e propri presidi sanitari. La soluzione, secondo Priorità alla Scuola, sta nell'istituzione di un infermiere scolastico. «Abbiamo avuto delle interlocuzioni con l'ordine provinciale degli infermieri», afferma Carusi, «al momento la Regione sta ipotizzando di spostare nelle scuole la figura dell'infermiere di comunità, ma i fondi disponibili non basterebbero a coprire tutti gli istituti». A gravare sulla mancanza di sicurezza nella ripartenza, secondo il movimento, che sta organizzando una conferenza/presidio per il 14 settembre, data che avrebbe dovuto segnare il riavvio dell'anno scolastico, gli scarsi investimenti per l'ampliamento e l'individuazione di aule in più. «Il governo ha messo a disposizione delle Province fondi per ampliare gli spazi ed evitare di lasciare fuori il 25 per cento degli studenti. Sebbene ci siano gli stanziamenti, nel nostro territorio non ci sono privati disposti a mettere a disposizione nuovi locali».
Queste carenze sono state sopperite «da un massiccio ricorso alla didattica a distanza, che soprattutto nei licei e negli istituti superiori è diventata strutturale», aggiunge Carusi.
NO ALLA DIDATTICA A DISTANZA Fermamente contrari al ricorso alla didattica a distanza i docenti del Cidi, centro iniziativa democratica insegnanti, presenti all'assemblea di ieri, hanno preparato un documento «che mette in discussione la didattica prima del Covid», evidenzia la presidente Mariella Ficocelli, «e che chiede una didattica a distanza strutturata e progettata su basi pedagogiche e non approssimative come quest'avventura ha visto fare».
«Molti docenti», si legge nel documento dei docenti del Cidi, «hanno potuto toccare con mano la differenza fra l’applicazione di una tecnologia didattica e la scelta di un metodo: pur avendo acquisito l’uso dei programmi di connessione e di piattaforma, il consueto nodo didattico, ossia il problema di come scegliere e organizzare attività e materiali in grado di promuovere esiti formativi, si è presentato senza sconti».
«Volevamo più classi e più docenti e il governo non ha dato nessuna risposta. Il ritorno a scuola», conclude Ficocelli, «sarà un continuo lottare per far rispettare le regole nelle classi in spazi troppo stretti. Il risultato sarà un aumento del momento sanzionatorio, in una fase in cui si chiede un'attenzione all'educazione civica, dando vita a una grande contraddizione».
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