spioni e spiati

I dossieraggi toccano l'Abruzzo: 11 indagati, perquisizioni a Pescara

21 Aprile 2026

Nel mirino dei pm anche l’ex finanziere Bonomo, cresciuto a Chieti e rimasto legato all’Abruzzo

Una struttura clandestina che fabbricava dossier su persone e imprese italiane. Un’organizzazione “carsica” di cui facevano parte ex uomini dei servizi ma anche ex appartenenti alle forze dell’ordine. L’indagine della procura di Roma sulla squadra Fiore, avviata due anni fa in seguito alle carte arrivate dalla procura di Milano che indagava su Equalize, tocca anche l’Abruzzo. E ieri ha vissuto un’improvvisa accelerazione, con perquisizioni a raffica affidate ai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) in tutta Italia. Complessivamente sono 11 le persone coinvolte: tra loro spiccano i nomi dell’ex numero due del Dis, Giuseppe Del Deo – accusato anche di peculato per milioni di euro – e quello di Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza di Pirelli e del Gruppo Telecom Italia già coinvolto nello scandalo Telecom-Sismi. A Pescara i militari hanno bussato alla porta di casa e ad altri locali nella disponibilità di Luigi Ciro De Lisi, ex generale della guardia di finanza. Tra gli indagati figura pure Rosario Bonomo, molto legato all’Abruzzo, essendo cresciuto a Chieti.

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Nel procedimento i pm, coordinati dall’aggiunto Stefano Pesci, contestano a seconda delle posizioni anche i reati di associazione a delinquere, accesso abusivo a sistema informatico e truffa. In questi mesi chi indaga, anche grazie all’ascolto di testimoni, ha raccolto tasselli per l’impianto accusatorio in base al quale il gruppo avrebbe acquisito e commercializzato in cambio di denaro, con cadenza sia mensile che legata a singoli contratti – su commissione di imprenditori, professionisti e intermediari finanziari – informazioni riservate illecitamente estrapolate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza. Un’attività illecita che si sintetizzava in dossier per spionaggio industriale o su persone fisiche.

Per gli inquirenti, le verifiche hanno permesso di acquisire elementi in base ai quali gli indagati puntavano a «raccogliere nelle mani di una sola holding» l’intera galassia delle aziende che si occupano in Italia dell’attività di intercettazione. Le verifiche hanno inoltre accertato «le rivelazioni dell’esistenza di specifici atti d’indagine nell’ambito degli accertamenti disposti nel procedimento in corso», spiega il Ros. Da alcune chat delle cinquemila depositate nell’indagine milanese su Equalize – che ha viaggiato in parallelo con quella capitolina – emerge il modus operandi del gruppo. «Se rispetti le regole», scrive uno della squadra all’hacker Samuele Calamucci, «i soldi non saranno un problema, ricordati che loro sanno tutto anche quello che non dici. Importante non fare merdoni. Se sei leale, i problemi li risolviamo noi: il fine comune è quello di risolvere i problemi non crearne».

A Del Deo viene contestato di avere sostanzialmente gestito in modo illecito i fondi di cui aveva disponibilità quando era dirigente del reparto economico-finanziario dell’Aisi. L’ex 007 avrebbe affidato almeno 5 milioni di euro, ma alcuni intercettati parlano di ammanchi per «7-8 milioni», alla società “amica” Sind, gestita dall’imprenditore Enrico Fincati, anch’egli indagato. Del Deo poteva contare su una squadra, detta “dei neri”, che operava sugli schedari informativi per fini non istituzionali.

Per quanto riguarda Tavaroli, i magistrati di piazzale Clodio lo accusano, assieme ad altri tre indagati, di avere compiuto «accessi abusivi a sistemi informatici di interesse per l’ordine e la sicurezza pubblica». Gli indagati «utilizzavano apparecchi di comunicazione protetti (definiti “citofoni”), utenze con intestatari fittizi» e si avvalevano di consulenti e committenti esteri («l’americano») e nomi di copertura quali «naufrago, mezzochilo, corazziere, legno, legnetto, juventino», si legge nel decreto. Tra le persone perquisite anche l’imprenditore Carmine Saladino, a cui sono contestati i reati di peculato nel ruolo di presidente del consiglio di amministrazione (cda) della società Sind e una truffa da otto milioni di euro nella veste di presidente del cda della Maticmind.

Anche per i filoni milanesi di Equalize ieri è stata una giornata importante. I Ros hanno perquisito Vincenzo De Marzio, ex carabiniere già coinvolto nell’inchiesta milanese sul caso Equalize, e Mario Cella, ex addetto alla sicurezza, nell’ambito di un’altra tranche dell’indagine meneghina. A carico dei due le accuse di accessi abusivi, truffa ed estorsione ai danni di Leonardo Maria Del Vecchio per una vicenda di immagini private, abusivamente acquisite, che sarebbero state al centro di un presunto ricatto. L’imprenditore interviene: «Si sono introdotti», accusa, «nella mia casa, hanno violato la mia vita privata, hanno abusato della fiducia di chi era pagato per proteggermi e hanno tentato di ricattarmi costruendo un dossier falso. Ringrazio la procura di Milano, la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e il Ros dei carabinieri per il lavoro svolto con serietà e rigore: è grazie a loro che oggi emerge la verità. Ho fornito e continuerò a fornire la mia piena collaborazione alla giustizia, e mi costituirò parte civile nelle sedi opportune a tutela mia, della mia famiglia e delle società ingiustamente coinvolte».

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