Pescara

Tortuga, arrivano le assoluzioni: non fu associazione a delinquere

20 Aprile 2026

Lo storico locale tra Pescara e Montesilvano: l’inchiesta del 2014 e le società di Mattucci. Escono illesi dal processo tutti gli imputati che dovevano rispondere di questo unico reato contestato. Sono i commercialisti Antonio Cristofanelli e Lara Martini, Cameli, Belfiglio, Guardiani e Micolajczyk. (Nella foto, Guido Campli presidente del collegio del tribunale di Chieti)

PESCARA. Con il deposito dei motivi di sentenza si chiude un capitolo lungo e articolato sulla galassia societaria dell’imprenditore di Montesilvano Mauro Mattucci, scomparso nel 2020.

Due corposi filoni di indagini che ormai da tempo hanno tenuto occupati i tribunali di Pescara (per quanto riguarda i reati tributari con un processo concluso dopo anni con la totale prescrizione degli stessi) e di Chieti, dove erano finite invece le diverse bancarotte fraudolente contestate a una parte dei 17 imputati.

Tutti erano stati chiamati a rispondere di associazione a delinquere in funzione delle rispettive funzioni ricoperte nella vicenda: reato, però, per il quale il collegio presieduto dal presidente del tribunale di Chieti, Guido Campli, ha deciso per tutti l’assoluzione con formula piena. E quindi sono usciti illesi dal processo quegli imputati che avevano il reato associativo come unica contestazione, e cioè il commercialista Antonio Cristofanelli, la collega Lara Martini, Carla Cameli, Roberta Belfiglio, Maurizio Guardiani, Piotr Micolajczyk e Pasquale Ettorre (quest’ultimo condannato però per bancarotta). Per il collegio non c’erano i requisiti richiesti dalla norma: non c’era da parte degli imputati “la volontà di partecipare attivamente alla realizzazione del programma delinquenziale in modo stabile e permanente”. Non c’era la consapevolezza di partecipare a un’associazione criminosa, anche perché fra gli imputati c’erano pure semplici prestanome.

Quindi il collegio, dopo aver applicato la prescrizione per diversi capi di imputazioni, per i restanti reati ha deciso di comminare condanne a 4 anni e mezzo per Nando Di Luca; 3 anni ciascuno ad Antonio Gentile e Giuliano Capurri; 2 anni a testa per Luca Amicone, Pasquale Ettorre, i fratelli Marco e Roberto Pola, i fratelli Marco ed Egle Mattucci, e Valerie Lighozzolo Valletta. Secondo quanto si legge in sentenza, gli imputati avevano creato una stabile organizzazione che operava a Chieti, nella sede della società Ri.Metal srl: «Hanno proceduto ad acquisire aziende in decozione che, una volta depauperate del proprio patrimonio e dopo l’occultamento delle scritture contabili, sono state cedute a prestanomi compiacenti e trasferite all’estero o comunque abbandonate. Essi hanno anche operato fittizie cessioni di beni, documentate mediante l’emissione di fatture per operazioni fittizie, generando crediti di imposta inesistenti, utilizzati in compensazione interna ed esterna per evitare il pagamento di imposte».

Un giro vorticoso di milioni di euro da parte di un gruppo che aveva struttura piramidale con a capo il deceduto Mauro Mattucci e con una serie di personaggi che ricoprivano compiti specifici. Uno degli episodi contestati ai fratelli Mattucci, ai due Pola e a Capurri riguardava la fine dello storico Tortuga, il noto locale della riviera tra Pescara e Montesilvano. Sarebbe stato ritardato il suo fallimento (arrivato nel 2014) per consentire lo svuotamento della società Tortuga srl, con distrazioni di beni che venivano sottratti ai creditori: «Nel giugno 2013 Roberto Pola presentava istanza di concordato e un piano di risanamento solo apparentemente finalizzati a consentire la prosecuzione dell’attività imprenditoriale, ma in realtà meramente dilatatori in quanto neppur astrattamente rispondenti ai requisiti normativi». Nel marzo 2014 il Tortuga cedeva a T. & A. srl i rami d’azienda “stabilimento balneare”, “ristorazione” nonché la titolarità del contratto d’affitto del ramo “intrattenimento notturno” in essere con Notte Magica srl; in data 17 aprile 2014 Notte Magika trasferiva la propria posizione contrattuale a M-Immobiliare srl e il 27 novembre 2014 veniva risolto il contratto d'affitto “intrattenimento notturno”: «si perseguiva in tal modo lo scopo di svuotare la società Tortuga di tutti gli asset patrimoniali di rilievo trasferendoli in capo alla T.&A. srl con il risultato di blindare tale attivo così sottratto alle legittime istanze dei creditori sociali».