I due rivali contenti per i loro risultati «Difficile fare di più»

Lo scarto con le liste non preoccupa Morra: voto omogeneo D’Alberto insiste sulla discontinuità: non ci saranno intese
TERAMO. Va bene così, per ora. I candidati sindaco approdati al ballottaggio ostentano soddisfazione per il risultato del primo turno. Che ci sarebbe voluto il supplemento elettorale per assegnare la fascia tricolore era ampiamente previsto. A Giandonato Morra, schierato dal centrodestra, sarebbe servita una prestazione eccezionale per superare la soglia del 50% che gli avrebbe assicurato la vittoria immediata. Il quasi 35% a cui si è attestato per lui è dunque un risultato lusinghiero «considerata la situazione da cui si partiva, con l’amministrazione decaduta a dicembre e liste civiche provenienti dal nostro schieramento». Non preoccupa quel 4% in meno incassato rispetto alle liste che insieme hanno superato il 38%. «È un elemento che non fa stato quando arrivi al 35%», sottolinea Morra, «mi risultato che anche molti elettori del Pd abbiamo votato me come sindaco». Per lui, anzi, il voto di domenica «è stato omogeneo con il risultato delle liste, un buon viatico per proseguire il percorso e governare bene». Di mezzo, però, c’è il ballottaggio, il cui esito non si può dare per scontato. «Inizia un’altra partita», chiarisce il candidato del centrodestra, «bisogna migliorare la proposta, approfondire il dibattito sulle tematiche, motivare i candidati che comunque non saranno eletti e parlare con gli elettori, soprattutto quelli che domenica non sono andati a votare. La bassa affluenza del primo turno fa temere un astensionismo ancora più accentuato per il ballottaggio. «Un po’ di pioggia quel giorno farebbe bene», scherza Morra che su possibili alleanze mette in chiaro la strategia: «Credo che non si vada ad apparentamenti ufficiali, ma si può pensare una forma elegante e spontanea di confronto». Esclude patti con gli esclusi, invece, Gianguido D’Alberto.
Il candidato di alleanza civica e Pd ribadisce il concetto che è stato il suo cavallo di battaglia nella prima fase della campagna elettorale. «Intendiamo perseverare sul principio fondamentale del nostro progetto: la discontinuità», afferma, «per cui non ci sarà alcun apparentamento o accordo con gli altri, come dichiarato al primo turno». Impossibile anche un avvicinamento a Giovanni Cavallari, ex compagno di banco di D’Alberto in consiglio negli anni della militanza comune nel Pd, che con il “modello Teramo” non ha mai avuto nulla a che fare e anzi lo ha contrastato con forza. «Ci rivolgeremo a tutti gli elettori», spiega il candidato, «ma andiamo avanti con questo gruppo». Tra l’altro i possibili delle liste di centrodestra, secondo D’Alberto, danno maggiore forza alla sua proposta di rottura con il passato. «La gran parte di loro sono gli stessi» fa notare l’aspirante sindaco, «della gestione fallimentare dell’amministrazione Brucchi». A dare slancio all’alleanza civica e al Pd è anche il risultato numerico di domenica che D’Alberto giudica soddisfacente «considerata la divisione interna al centrosinistra». Il 24 si tornerà alle urne «per una partita non tra coalizioni, ma continuità di una gestione disastrosa e discontinuità». (g.d.m.)
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