I familiari del pedofilo: è stato incastrato

I parenti difendono Cocchiaro, arrestato con l’accusa di aver abusato di un bimbo di sei anni: ha sempre fatto beneficenza
PESCARA. «Lo hanno incastrato, ma non è vero niente, è tutta una bufala». I familiari di Antonio Cocchiaro, l’88enne in carcere con l’accusa, per l’ennesima volta, di violenza sessuale nei confronti di minori ( in questo caso un bambino di sei anni), contestano il ritratto che viene fuori del pensionato attualmente in carcere. E in attesa di nominare un avvocato di fiducia, sono loro stessi a difenderlo, spinti dall’affetto ma soprattutto, ripetono, «dalla certezza che lui quelle cose non le ha fatte. Se fosse il contrario non riusciremmo noi per primi a guardarlo in faccia».
Costretti loro malgrado a uscire da un anonimato comunque violato dalle ultime notizie di cronaca, i familiari di Cocchiaro raccontano così il pensionato pescarese che per tanti anni ha lavorato alle Poste di Ancona.
«Cominciamo dai fatti descritti: si è detto che è stato visto per le scale del palazzo di casa mentre portava una bambina in braccio e un altro per mano. Già questa è la prima cosa impossibile, perché lui è anziano ma soprattutto malato, porta il peace-maker, non ce la fa proprio a portare pesi, figuriamoci una bambina in braccio. Chi l’ha detto se l’è inventato». E a proposito della segnalazione che ha spinto la Mobile a riprendere sotto controllo Cocchiaro, più volte arrestato in passato per accuse di pedofilia, i familiari non hanno dubbi: «La gente è cattiva, non basta vedere un bambino per le scale per dire che Cocchiaro violenta i bambini. Ma stiamo scherzando?». Per loro il pensionato «ha sempre fatto beneficenza, volontariato, ed evidentemente qualcuno ne ha approfittato e lo ha voluto incastrare. Ma assolutamente non ha mai fatto quello che viene fuori. Lui ha sempre fatto beneficenza per i ragazzi dell’Est e qualcuno ne ha approfittato. Una volta è stato preso perfino a pugni, ma non ha voluto neanche sporgere denuncia. Perché lui è così, un cattolico allo stato puro e come tale è sempre pronto a porgere l’altra guancia. È inaccettabile quello che è stato scritto di lui, improponibile per noi che lo conosciamo e lo frequentiamo da sempre».
Quanto alle «carezze per tutto il corpo» raccontate alla psicologa infantile nominata dalla Procura, dal bambino di sei anni presunto oggetto degli abusi di Cocchiaro nella camera da letto dove sarebbero stati da soli, i familiari del pensionato sostengono: «Tutta questa storia è basata sulla testimonianza di qualcuno che dice di averlo visto con una bambina in braccio per le scale di casa e quella di un bambino facilmente manipolabile: è facile che a sei anni un adulto gli possa far dire quello che vuole. Perché in tutta questa storia le prove non ci sono e anche le intercettazioni non dimostrano niente». A difendersi dalle accuse è lo stesso Cocchiaro che dal carcere, tramite i familiari, si dice innocente. «Ripete che è innocente, che è impossibile che possa aver fatto quelle cose». Per il momento, però, resta in carcere da dove negli ultimi tre anni, pur avendo un cumulo di 14 anni da scontare per condanne passate in giudicato, è entrato e uscito alternando la detenzione in carcere con quella ai domiciliari concessa dal tribunale di Sorveglianza per i problemi di salute e l’età avanzata. «Antonio», ripetono i familiari, «ha il paece-maker, prende farmaci anticoagulanti e ha altre patologie importanti».
Quanto al ragazzo che, secondo l’accusa, in cambio di piccole somme avrebbe concesso il figlio di sei anni alle attenzioni di Cocchiaro tanto da finire anche lui in carcere, i familiari di quest’ultimo dicono: «Lo conosciamo, è un bravo ragazzo, segue i figli a scuola, sempre puntuale. Non avrebbe mai portato i suoi bambini in un posto pericoloso se davvero fosse stata tale la casa di Cocchiaro. Il giovane frequentava la casa perché, essendosi separato dalla moglie, ci viveva, aiutando Antonio che, per l’età e i suoi acciacchi, aveva bisogno di aiuto».

