I familiari delle vittime: «Noi non saremo al Giro»

Rigopiano. Il comitato: «Il nostro interesse è sorvegliare l’area, andremo solo il 14» Ma resta la beffa: «Ora è tutto perfetto, dov’erano quando lì serviva una turbina?»
FARINDOLA. La strada Farindola-Rigopiano è stata tirata a lucido per il passaggio della decima tappa del Giro d’Italia, la Penne-Gualdo Tadino. Guardando l’asfalto nuovo e la cura dei dettagli utilizzata per far sì che il 15 maggio fili tutto liscio, i parenti delle vittime di Rigopiano hanno il nodo in gola pensando a quel che si poteva, e non è stato fatto, per salvare i loro cari rimasti intrappolati nell’hotel il 18 gennaio 2017 quando poi la valanga l’ha raso al suolo. Dal bivio Mirri di Farindola alla zona dell’Hotel, quel maledetto 18 gennaio, era tutto bloccato. Tutto fermo al contrario di quel che accade oggi. «È stato un grande gesto da parte dell’organizzazione del Giro d'Italia onorare le 29 vittime con il passaggio proprio vicino ai resti dell'hotel. Il giorno precedente andremo a pregare insieme ai campioni e a deporre dei fiori per i nostri cari», spiegano i parenti delle vittime.
«Adesso è tutto a lustro, tutto perfetto. Abbiamo partecipato ad alcuni dei tanti tavoli tecnici in cui erano presenti tutte le istituzioni, dalla più importante alla meno importante. Tutti sanno che il Giro d’Italia porta economia, introiti e lustro, molto più di una turbina o di una strada sgombra dalla neve. E seppur l’albergo portava denaro in quella zona, nessuno ha fatto niente per preservarlo. Si sono dimenticati di quel posto e delle persone presenti all’interno. Hanno abbandonato 29 anime, le hanno condannate e quindi uccise. Ora ci sono tutti, ora sono più attenti, anzi eccedono nella prevenzione. Ma non basta un po’ di asfalto per cancellare quello che hanno fatto. Non basta decespugliare il ciglio della strada, e nemmeno rimuovere i detriti per lavarsi le mani e la coscienza. Ciò che non è stato fatto prima e il 18 gennaio 2017, resta. Ora e per sempre», concludono dal comitato.
I parenti delle vittime sperano che, almeno in occasione della tappa rosa, il sito posto sotto sequestro sia accuratamente sorvegliato. «Confidiamo sulle garanzie che abbiamo ricevuto riguardo la vigilanza dell’area hotel, anche se non facendo salire nessuno non credo si corrano tanti rischi. Siamo rammaricati perché, in base alle ultime disposizioni degli organizzatori del Giro, ci vediamo costretti a rinunciare a salire il 15. Ci vediamo preclusa la possibilità di assistere al passaggio del Giro vicino all'hotel», spiega Paola Ferretti, madre di Emanuele Bonifazi, il receptionist dell’hotel tra le 29 vittime. «Il nostro interesse», sottolinea il presidente del comitato vittime di Rigopiano, Gianluca Tanda, «è sorvegliare l’area, ma visto che l’area di Rigopiano sarà interdetta al traffico e viste le condizioni accordate all’ultimo tavolo tecnico credo che non saremo presenti a Rigopiano il 15, ma solo il 14 mattina».
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