I familiari: finalmente si comincia

I parenti delle vittime presenti con le magliette dei loro cari
PESCARA. C’erano anche i familiari delle vittime all’udienza davanti al gip Nicola Colantonio sull’opposizione alla richiesta di archiviazione per 22 indagati. Indossavano magliette con le foto dei propri cari deceduti nella tragedia. «Finalmente è iniziato, abbiamo iniziato a respirare questa aula di tribunale perché eravamo in attesa da due anni e mezzo», commenta Gianluca Tanda, del Comitato Vittime e fratello di Marco, il pilota della Ryanair morto a Rigopiano. «Adesso sta ai nostri avvocati far valere i nostri diritti e procedere per la ricerca della verità e della giustizia. Ci opponiamo», ha aggiunto, «per tanti motivi alle archiviazioni. Ci saremo anche il 16 per la prima udienza preliminare». In aula ha preso la parola anche Alessio Feniello, padre di Stefano, un’altra delle 29 vittime. «Il magistrato ha chiesto l’archiviazione del prefetto Provolo», dice ai cronisti a margine dell’udienza, «ma noi abbiamo presentato delle perizie, sul fatto che ci era stato dato il nome di mio figlio Stefano tra le persone vive e allora la Procura avrebbe dovuto chiedere a un perito di fare visitare la famiglia Feniello». Il papà di Stefano si riferisce al fatto che nelle ore immediatamente successive alla tragedia, durante una comunicazione ai familiari dei dispersi da parte dell’allora prefetto Provolo, il nome di Stefano era stato erroneamente inserito nella lista di cinque persone estratte vive dai resti dell'hotel, che sarebbero arrivate a breve in ospedale a Pescara. Notizia smentita quando è stato accertato che Stefano era deceduto. Presente ieri in tribunale anche Marcello Martella, papà di Cecilia, deceduta a Rigopiano. «Le 40 persone presenti all’hotel Rigopiano erano in un certo senso prigioniere, abbandonate. La mattina del 18 gennaio un bambino si era fatto male, riportando un piccolo taglio alla testa. Se quel bambino si fosse fatto male veramente e avesse avuto bisogno di un intervento sanitario, non ci sarebbe stata nessuna possibilità. Qualcuno poteva sentirsi male, un infarto o qualsiasi altra cosa, e queste persone erano lì abbandonate».
Paola Ferretti, mamma di Emanuele Bonifazi, anche lui giovane vittima di Rigopiano, tiene a fare chiarezza sulla elargizione statale prevista dal governo per i parenti delle vittime. «Ci siamo adoperati, seguendo l’esempio di altre stragi italiane, per chiedere e ottenere un’elargizione che potesse offrire a tutti noi la possibilità di affrontare la lunga battaglia giudiziaria e per lottare fino in fondo per la giustizia, senza dover rinunciare per carenze economiche. Non è un risarcimento. Il risarcimento, se e quando ci sarà, dovrà essere stabilito dal giudice. (m.v.)
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