I familiari in Procura Via le macerie dalla Spa

6 Novembre 2018

Incontro con i magistrati, inchiesta chiusa entro il 18 novembre

FARINDOLA. «È stato un incontro positivo. Siamo più fiduciosi di prima». Queste le prime parole di Gianluca Tanda, presidente del comitato parenti delle vittime di Rigopiano dopo l’incontro avuto ieri pomeriggio con il procuratore Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia, titolari dell'inchiesta sull'Hotel Rigopiano. «Abbiamo ricevuto garanzie assolute sul fatto che siano state condotte indagini complesse, a 360 gradi, e senza tralasciare alcun aspetto. A breve ci sarà la chiusura delle indagini», spiega ancora Tanda, a cui i magistrati hanno fatto intendere che potrebbero essere chiuse entro il 18 novembre.
Ieri la delegazione del Comitato delle vittime di Rigopiano, prima dell’incontro a Pescara, è tornata sul luogo della tragedia dove è stata avviata la bonifica delle macerie nella zona della piscina della spa. A occuparsene è sempre la società Ecoalba, la stessa che ha provveduto a bonificare la zona dell’Hotel Rigopiano dalle macerie e dal legnatico distrutto dalla forza della valanga che il 18 gennaio 2017 si è staccata dal Monte Siella, uccidendo 29 persone.
«Prendiamo atto che, dopo numerose richieste, si è finalmente provveduto al compimento della bonifica. Non possiamo esimerci dal mostrare tante perplessità riguardo la procedura di questo lavoro che, a nostro avviso, andava eseguito e portato a termine senza dover ricorrere ad ulteriori sollecitazioni scritte da parte del nostro legale e del comitato. Tutto ciò nel rispetto delle vittime e di noi familiari», racconta Paola Ferretti, mamma di Emanuele Bonifazi, il giovane receptionist morto nel resort. «Per quanto ci riguarda» spiega ancora la donna «dobbiamo recuperare ancora effetti personali di nostro figlio, tra cui telefono e tablet, che oltre al grande valore affettivo, potrebbero risultare utili anche ai fini delle indagini. Speriamo che vengano recuperati oggi, altrimenti ci riserviamo la decisione di sporgere denuncia contro ignoti, tenendo conto che l'area, sottoposta a sequestro, è stata più volte violata come da noi familiari evidenziato e dimostrato con foto». Attualmente gli indagati, fra Prefettura, Regione, Provincia, Comune e proprietà alberghiera, sono 40. Una dozzina di persone, però, tra cui esponenti politici, potrebbero essere esclusi dall’avviso di conclusione delle indagini, passaggio obbligato per arrivare alla richiesta di rinvio a giudizio da discutere davanti al gup. Le accuse contestate a vario titolo sono di concorso in omicidio e lesioni colpose e disastro colposo. A ogni istituzione sono state mosse contestazioni precise: alla Regione la mancata realizzazione della carta valanghe; alla Provincia le presunte inadempienze relative allo sgombro delle strade; alla Prefettura il tardivo allestimento del centro di coordinamento dei soccorsi; al Comune di Farindola anche il non aver deciso lo sgombero dell'hotel.