I familiari: quelle frasi un colpo al cuore

19 Aprile 2019

Dolore e sgomento dei parenti delle vittime per le intercettazioni degli indagati che commentavano le richieste di aiuto

FARINDOLA. «È stato un colpo al cuore leggere certe frasi. Sono due anni che soffro. Per chi ha perso qualcuno a Rigopiano è dura accettare certe cose. Mio fratello è morto lavorando. Queste persone devono perdere il posto di lavoro perché non hanno meritato il loro incarico». C’è rabbia e dolore nelle parole di Francesco D’Angelo, fratello di Gabriele, cameriere del resort tra le 29 vittime di Rigopiano, dopo aver appreso i dettagli delle indagini relative all’inchiesta bis su Rigopiano per frode processuale e depistaggio, e in particolare dopo essere venuto a conoscenza delle intercettazioni contenute nell’informativa dei carabinieri forestali che portano avanti le indagini sulla tragedia del 18 gennaio 2017.
Dello stesso tenore la posizione del presidente del comitato parenti delle vittime di Rigopiano, Gianluca Tanda che sintetizza così il pensiero suo e degli altri componenti del comitato: «Quello che è emerso è ciò che ogni cittadino onesto, e parte di una nazione che si ritiene civile e garantista della sicurezza del suo popolo, non avrebbe mai voluto apprendere e venire palesemente a conoscenza. La nostra» spiega Tanda, «è una ferita mai rimarginata che continua a sanguinare a ogni svolta o nuovo colpo di scena. L’inettitudine e l’incompetenza mista a presunzione e a indifferenza di funzionari e dirigenti pubblici, è il mix micidiale che ha contributo a generare ciò che oggi tutti definiscono la tragedia di Rigopiano. Quello che ora speriamo, e pretendiamo, è che la parte buona e ancora incontaminata dello Stato prenda definitivamente le distanze da quella parte dello Stato che ha invece tradito e abbandonato prima di ogni altri la collettività, e ancora una volta i protagonisti di questa amara vicenda, 29 innocenti e le loro famiglie. L’abbiamo giurato sui feretri dei nostri cari, che non ci saremmo mai arresi dinanzi a nulla, e continueremo a lottare per la giustizia e per uno Stato migliore».
Anche Paola Ferretti, madre di Emanuele Bonifazi, il giovane receptionist morto sotto le macerie del resort Rigopiano, ha detto la sua sulle intercettazioni rese note dai carabinieri forestali e sui sette nuovi indagati tra cui ancora l’ex prefetto Francesco Provolo, i due vice prefetti distaccati Salvatore Angieri e Sergio Mazzia, la dirigente Ida De Cesaris, Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e Daniela Acquaviva.
«Posso soltanto esprimere tanto sdegno», commenta Paola Ferretti, «che fa crescere sempre di più la rabbia. Persone così superficiali e incapaci non dovrebbero ricoprire certi ruoli, non si può gestire un'emergenza con tanta faciloneria. I nostri angeli chiedevano disperatamente aiuto sono stati derisi e poi abbandonati a morire lassù. Leggere di certe affermazioni, poi, proprio alla ricorrenza dei 27 mesi dalla tragedia, è stato devastante».
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