I fedeli: il ragazzo mente su don Vito

Il prete accusato di abusi su un quindicenne riscuote la solidarietà dei parrocchiani: non ci crediamo, è innocente
SPOLTORE. In una piazza San Giovanni rischiarata dalle fioche luci dei lampioni, sotto una pioggia sottile e incerta, nel cuore del centro storico di Spoltore, ieri sera, si sono levate al cielo parole e canti di preghiera per don Vito Cantò, il 42enne ex parroco di San Camillo de Lellis a Villa Raspa, finito sotto inchiesta con l’accusa di pedofilia.
Il gruppo di preghiera della chiesa patronale di San Panfilo si è riunito in piazza, con alcuni fedeli di Villa Raspa, per lanciare un messaggio pubblico di sostegno al giovane prete rimosso dall’incarico nella parrocchia del quartiere un anno e mezzo fa, nell’estate del 2013, quando in curia arrivò la segnalazione dei presunti abusi del sacerdote su un ragazzino di 15 anni.
«Non ci crediamo, per noi don Vito non ha fatto niente, noi siamo convinti che lui sia innocente», continuavano a ripetere ieri sera i fedeli che, incuranti del maltempo, sono accorsi a San Giovanni. «Lui per me è stato quello che dovrebbe essere un sacerdote, un sacerdote vero», le parole di una donna che nemmeno per un attimo si è lasciata sfiorare dal dubbio che la denuncia contro don Vito avesse un fondo di verità. L’accusa per don Vito è però molto grave e parla attraverso presunti abusi su un ragazzo che all’epoca aveva 15 anni e che, poco tempo fa, ha trovato il coraggio di denunciare quello che sarebbe accaduto tra il 2011 e il 2012. Il giovane, come ha anche confermato lo psicologo, è molto provato da questi anni e non si trova in una condizione di serenità. La presunta vittima, ieri pomeriggio, avrebbe dovuto partecipare all’incidente probatorio che, poi, è slittato e non è stato un caso se la veglia di solidarietà per il prete sia stata organizzata proprio ieri.
«I dubbi? Sì che abbiamo dubbi e pure tanti», aggiunge Francesco. «Ma li abbiamo perché non riusciamo proprio a credere che questa storia sia vera», prosegue Francesco. «Sono andato a casa della mamma di don Vito quando ho saputo di questa vicenda dal giornale, lei era distrutta ma mi ha detto lo stesso dove avrei potuto trovare il figlio. Sono andato a trovarlo, lì lui non celebra messa, quando mi ha visto ci siamo abbracciati in silenzio, non c’era bisogno di parole. Io credo alla sua innocenza e sono sicuro che si chiarirà tutto».
Alle 19.30, i fedeli amici di don Vito si sono messi in cerchio, sotto gli ombrelli, per pregare. «Questo è l’amore che don Vito ci trasmette, accogliendo questa sua vicenda con spirito sereno», è stato un passaggio del messaggio letto durante il rito. «Don Vito si è sempre distinto nella sua vocazione sacerdotale che gli impone rispetto e obbedienza alla gerarchia ecclesiastica. Don Vito dice di guardare sempre la croce. Come vorremmo che anche i suoi accusatori guardassero la croce».
Poi, un pensiero alla mamma del sacerdote: «Quanto dolore e quante incolmabili sofferenze il cuore di questa madre dovrà ricevere». Don Vito era una guida spirituale, amava la comunità dei fedeli, affermano i suoi sostenitori. «Era un parroco speciale», racconta un’adolescente che frequenta la chiesa di Villa Raspa, «quello che lui ha lasciato nel nostro quartiere non lo dimenticheremo. La verità è che era durato troppo come parroco. A Villa Raspa i sacerdoti vengono fatti fuori dalla quella chiesa nel giro di pochissimi anni, e lui ci stava già da troppi anni».
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