I fisioterapisti: «Troppi abusivi»

9 Settembre 2017

Oggi in centro il raduno dei professionisti dell’Aifi: solo in città ce ne sono 200

PESCARA. In Italia sono stimati in 11 mila fisioterapisti abusivi della professione. È l’allarme lanciato da Luciana Di Matteo, vice presidente regionale dell’Aifi (Associazione nazionale fisioterapisti italiani), nella Giornata mondiale della fisioterapia che si è svolta ieri nelle principali città d’Italia e oggi a Pescara in piazza Sacro Cuore. In Abruzzo l’associazione, diretta da Stefano Maceroni, conta 500 iscritti di cui 200 a Pescara, segretario Ginesio Picchini.
Luciana Di Matteo, fisioterapista pescarese e responsabile della formazione professionale, denuncia la dura lotta all’abusivismo, tra i problemi più gravi negli ultimi anni che l’Aifi sta combattendo su tutto il territorio nazionale. «La formazione è il cardine della nostra associazione», spiega Di Matteo, «ed è importante essere sempre aggiornati, al fine di combattere lo stucchevole e grave fenomeno dell’abusivismo professionale. Riconoscere il grande lavoro che i fisioterapisti svolgono per i loro pazienti e la comunità è l’obiettivo della Giornata Mondiale 2017, ma è fondamentale affidarsi a mani sicure, quelle di un professionista legalmente riconosciuto e competente». E, dunque, come si riconosce un vero professionista da uno abusivo? «Innanzitutto dalla laurea», spiega il vice presidente Aifi, «e poi da un diverso approccio del paziente, con un orientamento sanitario. Chi non ha titolo per praticare la professione, chi improvvisa, crea confusione nell’utente che fa fatica a percepire le differenze. Per esempio, il laureato in Scienze motorie che invade questo ambito, si occupa del benessere del paziente mentre noi lavoriamo nell’ambito delle patologie. I massoterapisti o chi ha fatto i corsi di olistica, non si possono definire fisioterapisti perché per il conseguimento di tale titolo è necessario seguire un percorso di laurea triennale più la specialistica. In Italia, ma la stima è approssimativa, ci sono 11 mila abusivi della professione. Non abbiamo ancora dati a livello regionale, ma ci lavoreremo».
L’Aifi è una associazione riconosciuta dal ministero della Salute. L’appello della Di Matteo alla responsabile del dicastero, Beatrice Lorenzin, è anche per la creazione di un albo professionale dei fisioterapisti italiani. «Sono 21 le professioni che non hanno ancora un albo, noi vorremmo essere inseriti tra queste per raggiungere l’obiettivo» conclude Di Matteo.
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