I francavillesi si ritrovano attorno ai “focaracci”

8 Dicembre 2023

Nove fuochi in altrettante zone della città hanno acceso la magia del Natale Paolini: «Per noi è un rito secolare, iniziamo a raccogliere la legna già dall’estate»

FRANCAVILLA. La luce, ma anche il calore del fuoco, le musiche degli zampognari, le preghiere, le castagne e il vin brulé. Anche quest’anno si è ripetuto il rito dei focaracci a Francavilla, che come da tradizione accompagnano l’arrivo dell’Immacolata Concezione e aprono il periodo delle festività natalizie. Ieri sera sono stati nove quelli organizzati in altrettante zone del territorio cittadino da associazioni, cittadini e appassionati, che dalle 19 in poi hanno dato fuoco ai mucchi di legna sistemati con cura per l'occasione.
Da contrada Setteventi a contrada Piane, da Santa Cecilia a Villanesi, passando poi per il Foro, via Zara (dietro la scuola), viale Maiella (dietro la piscina), il rione Michetti e parco Ricciardelli, centinaia di persone si sono radunate attorno a ciascuno dei fuochi, per aspettare insieme l’arrivo dell'8 dicembre. Tra i tanti organizzatori di una tradizione oramai secolare c’è stato anche Roberto Paolini dell'associazione “La Collina di Santa Cecilia”, contrada che come di consueto ha dato via al suo focaraccio. E Paolini racconta non solo le origini, ma anche la lunga organizzazione che l'evento richiede. «Quella dei focaracci è una tradizione antica, tramandata dai nostri bisnonni ai nonni, poi a padri e quindi a noi», spiega. «Con il fuoco si accompagna l’arrivo dell’Immacolata Concezione, riuniti tutti insieme tra canti e preghiere. "Per mettere insieme un mucchio di legna, che talvolta raggiunge anche i cinque metri di altezza, si comincia a lavorare già in estate. Qui da noi, tutte le persone che hanno degli scarti derivanti dalla potatura di piante o sterpaglie, li depositato in un’area di raccolta. Arrivati al 7 dicembre, con un escavatore si va a realizzare la zona destinata al focaraccio, anche per potersi muovere in sicurezza. A volte la quantità di legna è talmente ingente che bisogna bruciarla a più riprese».
Poi prosegue: «Non usiamo inneschi, sarebbe pericoloso. Per dare fuoco si utilizzano le sterpaglie più secche, che ardono rapidamente. Con un po’ di pazienza le fiamme aumentano. Poi ci si mette tutti intorno, arrivano gli zampognari, si canta, si prega. Ci sono anche tante persone che vengono da fuori per l’occasione. Quest'anno abbiamo deciso di non fare i fuochi d’artificio che spaventano gli animali, ma ci siamo concessi una castagnata con vin brulé».
E aggiunge: «Si comincia verso le 19 e il fuoco può andare avanti per 3 o anche 4 ore. A volte bisogna spegnerlo con l'acqua, altrimenti il focaraccio continuerebbe a bruciare per tutta la notte». Poi conclude: «Per noi dell'associazione, ma per tutto il territorio, questa è una tradizione secolare, tramandata di generazione in generazione, che speriamo posa arrivare anche ai più giovani, così da continuare a vivere». Va detto che anche l'amministrazione ha partecipato alla serata di festa, portando il suo saluto ai vari focaracci presenti in città.
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