I Fritti della sposa nell’antica tradizione di Villa Sant’Angelo

Carmen De Michele e sua madre Marisa Scimia raccontano il piatto della cultura contadina nella versione della cuoca Santarella
di Jolanda Ferrara
Fritti di latte, Fritti della sposa, i fritti di Santarella. Tanto era stimata e benvoluta, la cuoca Santarella, da restare impressa nel ricordo dei compaesani ogni volta che, ancora oggi, si nominano i fritti di semolino dolce.
Una specialità semplice e golosa che accomuna un po' tutte le genti di montagna tra Abruzzo e Molise. Cotto & Crudo è andato a ripescare la ricetta originale di Santarella a Villa Sant'Angelo, antico borgo nella valle dell'Aterno, porzione incantevole della conca aquilana tragicamente ferita nel terremoto del 2009. Nonostante la ricostruzione proceda spedita, una lacerazione ancora viva nella comunità amiternina.
E' così che il cibo della tradizione e della festa, come i Fritti della sposa, ha il sapore del conforto, della comunione, dell'appartenenza. «Molto di più del sapore di buono e di autentico», conferma Carmen De Michele, pizzicagnola tuttofare che attorno al negozietto di alimentari da lei gestito nel "centro commerciale" tra i Map di Villa Sant'Angelo, ai piedi del paese antico lesionato dal sisma, ha ricreato un punto di aggregazione prezioso per chi ha perso gli affetti all'alba del 6 aprile di otto anni fa.
Con la grinta e l'operosità che mai l'abbandonano, Carmen, 38 anni, nativa di Villa, studi in scienze politiche e il sogno (per ora sospeso) di prendere in gestione il forno del paese e promuovere come meritano le ricette della madre, Marisa Scimia (una sua specialità è la pastinaca arrostita al forno e messa sott'olio). Carmen è risalita alla ricetta dei fritti di semolino così come Santarella l'ha tramandata alla nipote, Isabella.
«Ogni volta che metto il latte sul fuoco mi sembra di sentire la sua voce, che mi guida e mi canzona», ricorda. Secondo la leggenda locale, Santarella preparava i suoi fritti per le grandi occasioni, soprattutto matrimoni, e li serviva a metà pranzo, esattamente prima dell'agnello, per fare una pausa tra primo e secondo. Versioni piu recenti dicono che vanno serviti prima del dolce finale e qualcuno oggi li propone con l'aperitivo, raccontano Carmen e Marisa. «Sono dolci semplici, fatti con pochi e poveri ingredienti, ma intrisi di storie della nostra gente», dicono madre e figlia. Un racconto che non vuole interrompersi né sbiadire nel tempo. Tant'è che un ristorante del posto, Leda e Santino, ne ha raccolto il testimone. E nei pranzi importanti i fritti della sposa fanno bella figura tra le taccozze al sugo e l'agnello arrosto, o la pecora alla cottora.
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