I genitori di Charlie si arrendono

In lacrime, rinunciano al trasferimento del bimbo negli Usa per le cure: troppo tardi
LONDRA. Charlie Gard ha perso la sua battaglia, la spina delle macchine che ne hanno finora tenuto in vita il corpicino prostrato da una rara sindrome degenerativa può essere staccata. Gli ultimi ad arrendersi, in lacrime di fronte a Nicholas Francis, giudice dell'Alta Corte di Londra, sono stati la sua mamma e il suo papà, Connie e Chris, non senza lanciare uno straziato j'accuse finale ai medici del Great Ormond Street Hospital e alla giustizia britannica per aver scelto al posto loro di dire basta già 5 mesi fa innescando un contenzioso che potrebbe aver consumato il fattore tempo. «La finestra di opportunità», l'ha chiamata l'avvocato Grant Armstrong, a cui la coppia si sarebbe voluta aggrappare per tentare la terapia che il neurologo Michio Hirano sta sperimentando in fase embrionale alla Columbia University di New York.
Il finale triste, forse scontato, di una vicenda che ha commosso il mondo e ha diviso le coscienze è andato in scena in un'anonima aula di tribunale. «Non c'è più tempo», ha alzato bandiera bianca il legale di famiglia. «Le peggiori paure dei genitori sono state confermate. Ora è tardi per curare Charlie».
Una sentenza che i dottori inglesi del Great Ormond Hospital avevano emesso già a marzo chiedendo e ottenendo parere favorevole a staccare la spina, contro il volere della famiglia, tanto dalla giustizia del Regno quanto dalla Corte Europea dei Diritti Umani.
«Dire addio al mio piccolo bel bambino è la cosa più dura che mi potesse capitare», ha mormorato la mamma fuori dall'aula trattenendo i singhiozzi, «volevamo solo dargli una chance di vivere, invece s'è perso tanto di quel tempo». Un dolore condiviso col marito. Anche lui ha avuto parole di rammarico. «Charlie è stato un guerriero, non potremmo essere più fieri di lui», ha detto, annunciando di sperare di poter creare una fondazione a suo nome, utilizzando anche il milione e 300mila sterline frutto della raccolta promossa sul web quando ancora si pensava al trasferimento negli Usa. Perché Charlie, ha aggiunto, «non arriverà al suo primo compleanno, fra due settimane. E' tempo che vada e che stia con gli angeli».

