I gestori delle discoteche: «Riaprire al 50% non basta»

8 Ottobre 2021

Le associazioni criticano il limite fissato dal governo per l’accesso dei clienti «Prendiamo questa decisione come un inizio, ma così non si può lavorare»

PESCARA. Anche l'Italia torna a ballare. Almeno al 50 per cento. Ieri sera il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla riapertura delle discoteche e dei locali con licenza per il ballo. Nei giorni scorsi il comitato tecnico scientifico aveva espresso parere positivo per la ripartenza del settore dell'intrattenimento notturno. L'unico ancora rimasto fermo, praticamente dal primo lockdown, a parte per una brevissima parentesi durante l'estate 2020, terminata peraltro in piena stagione.
L'indicazione del Cts di pochi giorni fa era di consentire alle discoteche di ripartire con il 35 per cento della capienza. Il governo ha scelto di innalzare il tetto al 50 per cento per i locali al chiuso, e portarlo al 75 per quelli all'aperto, che con le temperature autunnali e invernali difficilmente riprenderanno a lavorare. Il settore resta scontento, alla luce di una partita costi-benefici che non sembra essere favorevole. «È un inizio», commenta a caldo Aldo Bertoni, del Silb, sindacato locali da ballo di Confcommercio. «Dopo due anni si può cominciare a riaprire, con la speranza che in poco tempo, questo tetto venga tolto. L'indicazione iniziale del 35 era incommentabile. Le discoteche hanno costi molto elevati e una riapertura così parziale avrebbe significato non arrivare a coprirne praticamente nessuno. Il 50 per cento forse può aiutare le grandi strutture. Discoteche capaci di accogliere almeno duemila-tremila persone. Ma per i locali con una capienza massima di 200-300 posti, il discorso cambia».
Il danno più grande per Bertoni è costituito dalla mancanza di ristori. «Dall'inizio della pandemia siamo riusciti a ottenere appena 3mila euro. Un mese e mezzo fa il governo ha stanziato 20 milioni per le discoteche. In Italia se ne contano 3.500 circa. Il conto è presto fatto. Poi c'è un plafond da 100 milioni per tutte le attività che sono state chiuse nel 2021 per almeno 100 giorni. Ma per nessuna delle due misure è stata predisposta la modulistica, quindi significa che nessuno ha potuto presentare alcuna domanda».
«Credo sia molto dura per i locali da ballo ripartire al 50 per cento», analizza Gianni Taucci, direttore di Confesercenti Pescara. «Le grandi discoteche hanno sicuramente un rapporto costi-benefici migliore. Nel nostro territorio non abbiamo strutture di grandi dimensioni. E con questa percentuale, ad eccezione per i locali più ampi, difficilmente credo si possano sostenere i costi primari. Per attività più contenute è solo un modo per ricominciare a lavorare, ma consapevoli che non si trarranno ricavi. Un po’ come accadde per la ristorazione con le prime riaperture e le limitazioni che esistevano all'inizio. Anche in quel caso fu una ripartenza che è servita per restituire la voglia di ricominciare. Economicamente rimane davvero borderline. Il governo dovrebbe impegnarsi a dare i rimborsi innanzitutto».
«Prendo questa decisione come un inizio», afferma Stefano Cardelli, presidente di Ciba Confartigianato e titolare di Nettuno, con una capienza da 522 persone oltre il ristorante. «Si può ballare e il 50 per cento è meglio dello zero. Per le discoteche da 3mila persone sicuramente è un tetto più gestibile, ma per strutture piccole con numeri contenuti diventa più complicato. Questa categoria è stata sempre bistrattata e avrà tante difficoltà nel riprendersi. Ma almeno è una ripartenza. È evidente che ora va fatta una riflessione a livello comunale, per adeguare l'attuale ordinanza degli orari all'attività delle discoteche. La limitazione dell'una e mezzo è incompatibile con il nostro settore». Le disposizioni del nuovo decreto saranno in vigore da lunedì e prevedono per i locali al chiuso la presenza di impianti di aereazione senza ricircolo dell'aria e l'obbligo di mascherina tranne che durante il ballo.
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