I gestori: «Per le distanze ci serve aiuto»

La richiesta degli imprenditori alle forze dell’ordine: «All’aperto non possiamo fare tutto da soli»
PESCARA. «Le forze dell’ordine ci aiutino a mantenere il distanziamento tra i tavoli e a gestire quelle situazioni che non possiamo risolvere da soli, con i clienti, o che non possiamo gestire perché c’è troppa gente». Per Daniele Giannascoli, uno degli operatori della movida della zona di piazza Muzii, non è semplice gestire l’attività in zona gialla perché «rischiamo di andarci di mezzo noi gestori, se i clienti avvicinano i tavoli, che devono essere distanziati. Ci ritroviamo a fare i vigili, più che il nostro lavoro, ed è traumatico». Giannascoli potenzierà «la vigilanza privata», in questo fine settimana, «ma se ci sono quattromila persone, come è accaduto lo scorso week end, è impossibile pensare di poter fare qualcosa. Si deve puntare al contingentamento, mantenendo un numero fisso di persone in piazza attraverso il controllo delle entrate e delle uscite, anche i miei colleghi sono d’accordo. Noi stiamo facendo degli sforzi, siamo disponibili a rispettare le regole e chi non lo fa va penalizzato così come va multato chi non indossa la mascherina. Se i ragazzi non hanno ancora capito, dopo 14 mesi, quali comportamenti tenere, forse è meglio se restano a casa».
Cristiano Tego non ha dubbi sul da farsi: «Dobbiamo garantire il distanziamento tra i tavoli, evitare gli assembramenti all’esterno e rispettare gli orari di chiusura (l’asporto è vietato dopo le 18). Le regole vanno rispettate, anzi se tutti le facessero rispettare non ci sarebbero sanzioni. E anche i clienti devono attenersi agli obblighi previsti in questa fase», dice l’operatore di via Battisti. Per non correre rischi si affiderà «agli steward, nonostante una scelta del genere pesi, dal punto di vista economico, in questo momento. Ma peserebbe di più una nuova chiusura. Per evitare una sanzione, preferisco affidarmi agli steward», commenta ancora. Con la vigilanza privata «è possibile controllare meglio i tavoli, visto che i clienti tendono ad unirli nonostante non sia possibile e vada garantito il distanziamento. La settimana scorsa», prosegue, «siamo riusciti a gestire bene la situazione», sebbene ci siano stati dei momenti «in cui c’era una certa ressa».
Da via Piave, sempre molto frequentata e al centro delle polemiche dei residenti per i rumori e l’eccesso di alcol, interviene Simona D’Amico che parla della «difficoltà di gestire la situazione nei termini in cui ci viene chiesto. In questa strada c’è il passeggio e non possiamo intervenire su chi passa davanti al locale e magari si ferma, ma non per consumare da noi».
Per evitare problemi D’Amico si è affidata a un addetto alla sicurezza («il sabato è fisso, negli altri giorni c’è la ronda»), e ha «aumentato il personale in servizio. Noi siamo in sei, poi c’è la vigilanza, ma qui in via Piave c’è meno gente rispetto a piazza Muzii, dove la concentrazione dei locali è maggiore». C’è l’impegno ad attenersi alla normativa. «Noi ce la mettiamo tutta», garantisce, «perché è nostro interesse rimanere aperti. Assicuriamo il distanziamento tra i tavoli, li sistemiamo utilizzando il metro, perché se ci sono delle regole vanno rispettate. E chi non si attiene va sanzionato, anche se non sempre accade. Facciamo noi stessi i controlli» e non si rischiano episodi sgradevoli, sostiene, perché «la nostra clientela è fissa, mentre sul passeggio non possiamo intervenire. E comunque abbiamo comprato un megafono, per farci sentire». (f.bu.)

