I gestori: «Stop all’ordinanza, non sono i locali a fare rumore»

Appello delle associazioni al Comune: «La folla di persone è causa del frastuono, basta limitazioni» La Confcommercio: «Non possiamo chiudere la città». Confesercenti: «Le attività sono in regola»
PESCARA. «L’Arta ha rilevato che i rumori notturni non sono legati ai locali, ma al vociare delle persone, quindi l’ordinanza non va rinnovata». È il parere unanime espresso dalle associazioni di categoria sulla movida pescarese. In attesa di conoscere le decisioni dell’amministrazione comunale e di essere convocati attorno a un tavolo per affrontare la questione legata a intrattenimento e piano acustico comunale, i referenti di Confesercenti, Cna, Confartigianato e Confcommercio sono convinti: «I locali non sono responsabili e possono continuare a lavorare liberamente», affermano.
Lo scorso 16 marzo, alla luce dei rilevamenti fonometrici fatti dall’Arta tra dicembre e gennaio nella zona del centro storico, il sindaco Carlo Masci ha emesso un’ordinanza per obbligare i locali con licenza da ballo a fare musica solo con porte e finestre chiuse, mentre tutti gli altri senza autorizzazione a spegnere gli impianti entro la mezzanotte. Il provvedimento è scaduto domenica scorsa e per ora l’amministrazione non ha rinnovato l’atto, in attesa di valutare gli esiti dei nuovi monitoraggi eseguiti dall’Arta tra il 16 e il 19 marzo che hanno evidenziato alcuni superamenti dei valori limiti, non per la musica diffusa dai locali, ma a causa del rumore antropico. «Visto e considerato che i nuovi rilievi hanno risolto l’equivoco legato al fatto che il problema fosse responsabilità dei locali», afferma il direttore di Confesercenti, Gianni Taucci, «e che le attività hanno mostrato di essere in regola, se non lo erano già», puntualizza, «a questo punto riteniamo che quella zona possa rimanere senza ordinanza. Se dovesse capitare altro, allora si affronterà il problema, ma abbiamo già vissuto una situazione simile nella zona di piazza Muzii, e dobbiamo prendere atto che non tutto può ricadere sulle attività economiche».
«I rilievi hanno dimostrato quello che diciamo da sempre», sottolinea il direttore di Confartigianato Fabrizio Vianale. «I decibel non sono legati alla musica, ma al chiacchiericcio. Lo stesso risultato emerse dallo studio fonometrico fatto dagli esercenti di piazza Muzii a novembre, con la zona semi deserta. Questo fa capire che il piano acustico è da azzerare perché non raggiungerà alcun obiettivo, ma avrà solo un impatto economico devastante. Dobbiamo muoverci come fanno altri Comuni, Genova ad esempio che ha dato incentivi per infissi antirumore o Prato che utilizza teli fonoassorbenti. Occorre un patto di convivenza, non si può distruggere l’economia della città, tanto più che siamo vicini all’estate».
Un invito a ragionare in senso più ampio, arriva dal coordinatore della Cna Pescara, Luciano Di Lorito: «Non c’è bisogno di alcuna ordinanza. Non sono le attività che producono i rumori molesti. Oggi più che mai Pescara ha bisogno di un piano generale per quanto riguarda le attività di questo tipo. La storia ci insegna che si aprono fronti di continuo in questo ambito: prima a piazza Muzii, ora a Pescara vecchia e magari in estate si rischia sul lungomare. È un navigare a vista che produce danni alle attività economiche e ai giovani».
«Il nostro ragionamento è semplice», aggiunge il presidente di Confcommercio Riccardo Padovano, «quando ci sono stati sforamenti con implicazioni sulla salute pubblica siamo stati i primi a dire che si doveva risolvere. Ora l’Arta ci dice altro, quindi ci aspettiamo che l’ordinanza non venga rinnovata. Quanto accaduto dovrebbe far ripensare un po’ tutto. Un conto è il vociare delle persone e un conto è la musica dei locali. Piazza Muzii per gli stessi motivi sta morendo. Non possiamo chiudere la città».

