I giovani medici in piazza «Ridateci i nostri sogni»

8 Dicembre 2020

«Gli ospedali hanno bisogno di noi, ma siamo bloccati da ritardi e ricorsi»

PESCARA. Sono giovani medici abilitati che vorrebbero stare nelle corsie d'ospedale a curare i malati, soprattutto ai tempi della pandemia in cui scarseggia il personale sanitario. Invece ieri mattina, in tutta Italia e anche a Pescara, sono scesi in piazza per protestare contro i ritardi burocratici che bloccano il sogno di ottenere la specializzazione.
Gli aspiranti medici specialisti chiedono al ministero dell'Università e della ricerca (Mur) di sbloccare la graduatoria del concorso sostenuto a settembre, per conoscere l'assegnazione delle sedi prescelte (c'è chi ha fatto domanda per 300 destinazioni) dove faranno pratica in affiancamento ai medici strutturati e cresceranno professionalmente nei prossimi cinque anni. In 24mila hanno sostenuto il concorso, il 22 settembre scorso. In 14mila lo hanno vinto. Una rappresentanza abruzzese, una trentina di camici bianchi tra i 25 e i 28 anni, ieri in piazza della Rinascita, hanno urlato la loro rabbia tra slogan "Medici in ostaggio, borse bloccate" e cartelloni "Vogliamo rispetto e certezze, sbloccate la graduatoria" bene in vista. Alcuni di loro sono in forze alle Usca, le unità speciali di continuità assistenziale che seguono i malati di Covid a domicilio. Quasi tutti sono disoccupati, costretti a rifiutare gli incarichi di lavoro perché altrimenti non avrebbero il tempo di dare le dimissioni se venisse rispettata la data del 30 dicembre come termine ultimo per prendere servizio nelle varie scuole di specializzazione d'Italia. Il tempo è il loro nemico «considerando», rileva Lorenzo Nibid, teramano di 26 anni, «che alcuni di noi dovranno spostarsi anche di 1000 Km, considerando la necessità di trovare un alloggio utile prima del 30 dicembre». Stretti tra immatricolazioni e logistica, dal 5 ottobre attendono l'uscita della graduatoria sul portale Universitaly che sbirciano in continuazione.
Da quel momento, a causa di ricorsi al Tar (tra il bando e i 140 quiz a risposta multipla contestati) e contro ricorsi del Miur al Consiglio di Stato, i giovani camici bianchi dicono di vivere «in un limbo, presi in giro dai burocrati che giocano con le nostre vite», sospesi tra presente e futuro. Va «a quei 10mila che non ce l'hanno fatta» il pensiero di Giulia Oletto, 26 anni di Latina, portavoce del gruppo, laureata in Medicina a Chieti, ex guardia medica al carcere di San Donato. «Abbiamo voglia di lavorare», dice la ragazza col sogno di diventare ginecologa, «ma non ce lo permettono, e meno male che gli ospedali hanno bisogno di medici».
Guglielmo Calvagno, 28 anni, romano, aspirante radiologo all'Umberto I dove si è laureato un anno fa, ha inviato «300 scelte di sede, tra cui Anestesia a Chieti». Ritiene questa situazione «frustrante e degradante». Dario Calisi, 25 anni di Pescara, ha in tasca una laurea in Medicina conseguita alla d'Annunzio. La sua prima scelta della sede è Neurologia a Chieti o Infettivologia a Pavia o Firenze. «Ci sentiamo presi in giro», analizza Calisi, con esperienza di guardia medica a Scafa, Loreto e Civitella, «dovrei stare in ospedale a imparare sul campo, invece ho dovuto rifiutare la chiamata del pronto soccorso perché non avrei avuto tempo per le dimissioni non conoscendo la mia destinazione. Viviamo nell'incognita del futuro». Anastasia Mancini, 26 anni di Manoppello, ha un sogno: «Diventare neurologa ed entrare nello staff del professor Stefano Sensi» direttore dell'unità di Neurologia molecolare del Cast della d'Annunzio. Di scelte ne ha programmate 176 in altrettante destinazioni, da Nord a Sud. Intanto «non ho potuto accettare un incarico con le Usca, non avrei tempo per dare 15 giorni di preavviso. Quindi resto a casa dopo cinque anni di sacrifici per laurearmi, ma io voglio stare in corsia», si sfoga la ragazza che guarda il suo nome salire e scendere in graduatoria. Alessia D'Amario, 27 anni di Roseto, in piazza ci ha portato anche il suo cagnolone Papaya. Vorrebbe diventare neurologa e specializzarsi alla Sapienza di Roma. Intanto, con l'amica Maria Rita Pacioni, 27 anni di Roseto, indecisa tra una specializzazione in Chirurgia toracica o Ginecologia, con esperienza di pronto soccorso a Giulianova, fanno la gavetta nelle Usca per assistere i pazienti Covid a domicilio: «La frustrazione», spiegano le due dottoresse, «è sapere che negli ospedali siamo necessari, invece stanno assumendo co.co.co senza specializzazione». «Disagio, rabbia, ansia, impotenza», sono le sensazioni espresse da Manuel Delli Compagni, 25 anni di Giulianova, laureato alla Cattolica di Roma durante la prima fase della pandemia, con l'obiettivo di diventare anestesista, una delle figure professionali più ricercate del momento, ancorché introvabili.
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