I giovani si mobilitano per far rinascere la chiesa

1 Febbraio 2020

A tre anni dal sisma, la cattedrale di Santa Maria maggiore cade ancora a pezzi E i residenti si riuniscono in comitato per sollecitare il restauro a Regione e Mibac

CARAMANICO . Cade a pezzi la cattedrale di Santa Maria Maggiore, i cui primi insediamenti risalgono all’anno Mille, danneggiata dal terremoto di tre anni fa.
E i giovani di Caramanico vogliono salvare la storica chiesa di via Verdi. Diciassette residenti hanno costituito un comitato che ha lo scopo di sollecitare Regione e Mibac Abruzzo (segretariato regionale e soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio), a sbloccare i fondi, 1 milione e mezzo di euro chiusi nei cassetti istituzionali, per la ricostruzione della chiesa dalle volte crollate, ricca di preziosi tesori dell’arte gotica e barocca.
I cittadini stanno «organizzando una raccolta firme coinvolgendo anche i turisti» e stanno pianificando «campagne di sensibilizzazione per spingere l’avvio dei lavori al più presto». Appelli lanciati ripetutamente dall’arcivescovo monsignor Bruno Forte, a cui appartiene la diocesi; dal direttore dei Beni culturali della diocesi, don Giuseppe Liberatoscioli, dal sindaco Luigi De Acetis; dall’attuale parroco Angelo Polloni. Nelle ore in cui si consumava la tragedia di Rigopiano, tra il 17 e il 18 gennaio 2017, nella millenaria abbazia veniva giù il tetto. Ceduto sotto il peso della neve, arrivata a 2 metri e 30 centimetri, con un boato che ha squarciato il silenzio della vallata nella «notte peggiore che Caramanico ricordi da decenni», raccontano ancora scossi i membri del comitato che lanciano un vibrante appello alle istituzioni a «fare presto, perché la volta della chiesa si sta sbriciolando ulteriormente e gli affreschi sono completamente sbiaditi e deperiti». Un disastro inarrestabile che ha costretto i caramanichesi a trasferire le sante messe nel vicino auditorium di San Domenico, consacrato dal vescovo. Dopo il crollo, la chiesa madre è stata interessata da primi interventi, con 500mila euro di fondi regionali, per rimettere in sesto il possibile. Ma «da 20 mesi il milione e mezzo di euro è fermo», spiega la portavoce del gruppo Angela De Stefanis, «e non si è ancora arrivati alla definizione della gara per progettazione e affidamento dei lavori. Una beffa gigantesca». Il sindaco De Acetis: «La chiesa rappresenta l’anima pulsante della comunità. Dopo essere riusciti a realizzare una copertura provvisoria del tetto a cura del Mibac Abruzzo, per evitare ulteriori aggravamenti, il Cipe con delibera 112 del 22 dicembre 2017 ha messo a disposizione 1 milione e 500mila euro per consolidamento e restauro. Da allora non siamo più riusciti a sapere nulla sulle procedure in corso. Tre anni di appelli, nessuna risposta, nessun chiarimento e intanto la chiesa continua a deteriorarsi». «La preoccupazione è grande per il peggioramento dello stato dell’edificio», prosegue il sindaco, «per la lontananza con cui vediamo il giorno in cui potremmo rientrarci festosamente. Non ci interessano le responsabilità, solo che chi ha competenza sblocchi la situazione». Per sistemare la cattedrale sono anche 10mila euro dalla Germania ed ancora chiusa per sisma anche la chiesa di San Nicola. Questi i nomi dei promotori del comitato: Simone Angelucci (ex sindaco), Camillo Carapellotti, Ida Carusi, Carlo e Patrizia Conti,Miria De Felice, Angela De Stefanis, Lorella Marinucci, Elide Mazzocca, Sabrina Orsini, Umberto Palmerio, Cristina Concetta Parone, Giuseppina Piccioli, Diana Sarrantonio, Gregorio Sperduti, Diego Viola e Walter Villani.