I giudici: sentenza entro gennaio, stop all’istanza di rinvio

Verso il verdetto a tappe forzate: fissate nove udienze Damiani (Arta): «Ok dai magistrati ai controlli sul sito»
di Giampiero Giancarli
L’AQUILA
I. l timore di uno slittamento in primavera della sentenza del processo (a porte chiuse) sui veleni della mega discarica di Bussi, che vede imputati 18 ex dirigenti e tecnici della Montedison, è sventato.
Consulta vietata. Ieri, infatti, la Corte di assise d’appello dell’Aquila ha respinto la richiesta di uno dei legali della difesa, Tullio Padovani, di sospendere il giudizio e inviare gli atti alla Corte costituzionale affinché si esprima sulla legittimità della legge Cirielli che ha ampliato i tempi della prescrizione per il disastro colposo a 15 anni equiparandola a quella della fattispecie dolosa. Secondo il legale il reato, nel caso specifico, si dovrebbe prescrivere a settembre 2017. Il collegio ha stabilito che prenderà una decisione al riguardo insieme alla sentenza.
Tappe forzate. A proposito di sentenza, è stato stilato un calendario che prevede un paio di udienze a settimana per arrivare alla decisione finale il 31 gennaio. Salta quella di oggi ma si riprenderà l’11 gennaio con le requisitorie della Procura generale, lunedì 16 sarà la volta delle parti civili. Udienze anche il 17 e il 19 gennaio, il 23, il 25 e il 26, il 30 e il 31. Nulla esclude che il verdetto possa arrivare in anticipo.
Colpa o dolo? Un rinvio breve, accolto con favore dall’accusa, che avrà più tempo per esaminare la montagna di atti sui reati di avvelenamento e disastro colposo a fronte dell’intenzione di contestare, invece, le fattispecie dolose. Ma senza una perizia non sarà facile. Il rinvio è stato deciso perché oggi l’aula magna ospiterà la cerimonia degli auguri di Natale fissata da tempo.
Nuovi prelievi. Sulla discarica inquinata, la più grande d’Europa (185 mila metri cubi di veleni), ci saranno nuovi controlli: ora c’è l’ok dell’autorità giudiziaria nonostante il sito sia sotto sequestro. Lo ha detto ieri il direttore tecnico dell’Arta (Agenzia regionale per l’ambiente), Giovanni Damiani, presente al processo ma non come parte. «Dopo molte istanze stiamo stabilendo la data per il prelievo dei campioni sul sito di interesse nazionale che faremo sotto l’alta sorveglianza del Corpo Forestale», spiega. L’ultimo controllo disposto dallo scomparso commissario Adriano Goio nel 2014 registrò una situazione allarmante. Ma quello studio che, non fa parte delle carte giudiziarie, non è stato validato dall’Agenzia. «Per legge l’Arta - ha detto Damiani - non poteva validare il piano di caratterizzazione promosso nel 2014 dal commissario perché l’ente pubblico è stato incaricato di fare analisi su campioni reperiti da una società privata, di cui poteva servirsi il commissario. Operazione di cui l’Arta non conosce alcun procedimento e modalità».
Bonifica infinita. E le parti civili? «L’augurio, come cittadino, è che ministero dell’Ambiente, Solvay ed Edison si mettano intorno ad un tavolo per risolvere il problema della bonifica. E questo prima ancora che si individuino i colpevoli». Questo il commento dell’avvocato Pierluigi Tosone, legale dell’associazione Mila donna ambiente, che fa parte del comitato Bussiciriguarda, al termine dell’udienza.
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